"Italiani pizza e mandolino" diceva qualcuno oltreoceano, poi altri luoghi comuni, altri detti "che dicono"... "vox populi, vox Dei" si dice... "per omnia saecula saeculorum", si aggiunge...
Questo preambolo per evocare l'ennesimo "editto" secondo cui gli italiani dovrebbero essere, oltre che un popolo di navigatori, di scrittori e di c.t., anche un popolo di poeti.
Ora (e questo è il mio personale parere), non basta scrivere un pensiero per scrivere una poesia...per esempio, prendiamo il pensiero: "La nebbia sale sulle pareti delle colline lasciando cadere piccole goccioline d'acqua, e sotto l'influenza del vento il mare si agita". Anche se la dividiamo in versi rimane pur sempre un pensiero, non una poesia... vediamo:
"La nebbia sale
sulle pareti delle colline
lasciando cadere
piccole goccioline d'acqua
e
sotto l'influenza del vento
il mare si agita"
Invece:
"La nebbia agli irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;"
OK... ho tirato in ballo niente popò di meno che Giosuč Carducci con la sua "San Martino" ma è giusto per rendere l'idea, per far capire il concetto.
Non c'entra il fatto che la strofa di Giosuč Carducci sopracitata segue una metrica ben precisa (quartina di settenari in rima mista), vorrei porre l'attenzione sulla musicalità delle parole, sulla originalità delle stesse e sul fatto che ci sia stato un minimo di studio, di ricerca, di passione, prima di scriverla (o durante la stesura).
Ribadisco: questo è il mio personale parere. La poesia, sia pure se scritta tralasciando ogni prassi relativa a metrica e rime (parlo quindi di poesia moderna e "super" moderna), deve avere una propria musicalità intrinseca, dovuta ad alcuni piccoli particolari che solo la parola scritta con "arte" sa fare.
Non basta quindi il bel pensiero, la bella parabola, il bel concetto ecc., occorre poetizzare il pensiero, regalando così belle "emozioni" al lettore. Come dire: "pasta e condimento" (giusto perché noi italiani di pasta ce ne intendiamo...). Un'ottima pasta, se non condita (nemmeno con olio extravergine e buon formaggio grattuggiato), perde tutta la sua "poesia"...
Ecco quindi un bel glossario, seppur striminzito, giusto per far due chiacchere senza pretesa alcuna...
"Scusate il disturbo"... Antonino Fleres
Un po' di metrica
Le parole possono essere piane, tronche e sdrucciole a seconda della posizione dell'accento.
Le sillabe dei versi. Esistono 10 tipologie di versi: 5 parisillabi e 5 imparisillabi
Il ritmo viene dato dagli accenti forti del verso (per cui, più che le sillabe, contano le posizioni degli accenti forti del verso.
Le strofe (o stanze) sono composte da due o più versi (distico, terzina, quartina ecc.)
Le principali rime del componimento possono essere baciate, alternate, incrociate, incatenate.
Per esempio, il testo che segue:
"Ma dimmi: a che conduce
gridare a questo mondo
l'amore mio giocondo
che spira in controluce?"
è formato da una strofa (o stanza) quartina (poiché composta da 4 versi), i versi sono di tipo settenario (poiché composti ognuno da 7 sillabe), la rima è di tipo incrociato (poiché lo schema metrico è ABBA)
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