Alessandro Manzoni, 1821
Testo
Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all’ultima
ora dell’uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pie’ mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.
Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sonito
mista la sua non ha:
vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al subito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all’urna un cantico
che forse non morrà.
Dall’Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tanai,
dall’uno all’altro mar.
Fu vera gloria? Ai posteri
l’ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.
La procellosa e trepida
gioia d’un gran disegno,
l’ansia d’un cor che indocile
serve, pensando al regno;
e il giunge, e tiene un premio
ch’era follia sperar;
tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull’altar.
Ei si nomò: due secoli,
l’un contro l’altro armato,
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fe’ silenzio, ed arbitro
s’assise in mezzo a lor.
E sparve, e i dì nell’ozio
chiuse in sì breve sponda,
segno d’immensa invidia
e di pietà profonda,
d’inestinguibil odio
e d’indomato amor.
Come sul capo al naufrago
l’onda s’avvolve e pesa,
l’onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa,
scorrea la vista a scernere
prode remote invan;
tal su quell’alma il cumulo
delle memorie scese.
Oh quante volte ai posteri
narrar se stesso imprese,
e sull’eterne pagine
cadde la stanca man!
Oh quante volte, al tacito
morir d’un giorno inerte,
chinati i rai fulminei,
le braccia al sen conserte,
stette, e dei dì che furono
l’assalse il sovvenir!
E ripensò le mobili
tende, e i percossi valli,
e il lampo de’ manipoli,
e l’onda dei cavalli,
e il concitato imperio
e il celere ubbidir.
Ahi! forse a tanto strazio
cadde lo spirto anelo,
e disperò; ma valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabil aere
pietosa il trasportò;
e l’avviò, pei floridi
sentier della speranza,
ai campi eterni, al premio
che i desideri avanza,
dov’è silenzio e tenebre
la gloria che passò.
Bella Immortal! Benefica
Fede ai trionfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
che più superba altezza
al disonor del Golgota
giammai non si chinò.
Tu dalle stanche ceneri
sperdi ogni ria parola:
il Dio che atterra e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò.
Spiegazione
Alessandro Manzoni compose Il cinque maggio nel 1821, pochi giorni dopo aver appreso la notizia della morte di Napoleone Bonaparte avvenuta il 5 maggio dello stesso anno. La poesia fu scritta di getto, in un’unica notte, come risposta immediata a un evento che aveva colpito profondamente l’Europa.
Il cinque maggio è un’ode dedicata alla morte di Napoleone Bonaparte, figura che aveva dominato la storia europea per oltre vent’anni. La poesia non è un elogio né una condanna: è una meditazione sul destino umano, sulla gloria, sulla caduta e sulla possibilità di redenzione.
La prima parte descrive lo stupore dell’Europa di fronte alla morte dell’uomo che aveva sconvolto il continente. È come quando una persona potente, sempre al centro dell’attenzione, scompare all’improvviso: il silenzio che segue è più eloquente di qualsiasi parola.
La seconda parte ripercorre la vita di Napoleone Bonaparte come una parabola: l’ascesa, il dominio, la caduta, l’esilio. Non è una cronaca, ma una riflessione morale. Il poeta vede nella vita dell’imperatore un esempio della fragilità della grandezza umana.
La terza parte è la più sorprendente: Alessandro Manzoni immagina che, nell’isolamento di Sant’Elena, Napoleone Bonaparte abbia ritrovato Dio. È un’interpretazione spirituale, non storica, che trasforma la figura dell’imperatore in un uomo che, dopo aver dominato il mondo, scopre la propria piccolezza.
Il finale è un invito alla pietà: non giudicare, ma comprendere.
Contesto Storico
Nel 1821 l’Europa è ancora scossa dalle guerre napoleoniche. Molti Paesi stanno cercando di ricostruire un ordine politico stabile.
Alessandro Manzoni, uomo profondamente religioso e sensibile ai temi morali, vede nella morte di Napoleone Bonaparte un’occasione per riflettere sul rapporto tra potere e destino.
L’ode fu inizialmente censurata in Italia, perché parlare di Napoleone Bonaparte era ancora politicamente delicato. Circolò però clandestinamente e divenne presto celebre in tutta Europa.
Analisi
La poesia è costruita come un percorso emotivo e intellettuale. Si apre con un’immagine potente: l’Europa che rimane “attonita” di fronte alla notizia della morte dell’imperatore. È un’immagine collettiva, quasi cinematografica.
La vita di Napoleone Bonaparte viene raccontata come un dramma in tre atti: gloria, caduta, solitudine. Il poeta non giudica, ma osserva con uno sguardo che unisce storia e spiritualità.
Il ritmo dell’ode è solenne, scandito da versi ampi e musicali. Ogni strofa è costruita come un blocco compatto, senza dispersioni.
La parte finale è la più manzoniana: la grandezza umana è nulla senza la grazia divina. È lo stesso tema che ritroviamo nei Promessi Sposi, dove la Provvidenza guida gli eventi anche quando gli uomini non se ne accorgono.
Temi e Significati
Il primo tema è la caducità della gloria. Anche l’uomo più potente del mondo è destinato a cadere.
Un altro tema è la storia come giudizio morale. La vita di Napoleone Bonaparte diventa un esempio, non un mito.
C’è poi il tema della solitudine del potere. L’imperatore, alla fine, è solo su un’isola lontana.
Infine, il tema della redenzione. La grazia divina può raggiungere chiunque, anche chi ha dominato il mondo.
Forma Poetica
L’ode è composta in versi sciolti, con un ritmo ampio e solenne. La struttura è compatta, senza strofe regolari, ma con blocchi di senso ben definiti.
Il lessico è elevato, ma limpido. Non ci sono oscurità: la poesia è pensata per essere compresa da tutti.
Il tono è grave, meditativo, ma non retorico. Ogni parola è pesata con cura.
Riassunto Lampo
La morte di Napoleone Bonaparte diventa occasione per riflettere sulla gloria, sulla caduta e sulla possibilità di redenzione. Alessandro Manzoni racconta la vita dell’imperatore come una parabola morale. L’ode è un invito alla pietà e alla comprensione.
Cosa Ricordare
La gloria è fragile.
La storia è un giudice severo.
La solitudine rivela la verità dell’uomo.
Immagini Simboliche
L’Europa attonita.
L’imperatore solo a Sant’Elena.
La grazia che illumina la fine.
Collegamenti Utili
Per approfondire il tema della caduta dei potenti, si possono leggere opere come A Zacinto di Ugo Foscolo, dove il destino individuale diventa simbolo universale. Oppure testi come “Il cinque maggio” di Giosuè Carducci, che riflettono sulla storia con tono civile. Anche romanzi come “Guerra e pace” di Lev Tolstoj mostrano la complessità della figura di Napoleone Bonaparte.
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