Ritratto di se stesso (Autoritratto)

Alessandro Manzoni, 1801

Testo

Capel bruno: alta fronte; occhio loquace:
Naso non grande e non soverchio umile:
Tonda la gota e di color vivace:
Stretto labbro e vermiglio: e bocca esile:

Lingua or spedita or tarda, e non mai vile,
Che il ver favella apertamente, o tace.
Giovin d’anni e di senno; non audace:
Duro di modi, ma di cor gentile.

La gloria amo e le selve e il biondo iddio:
Spregio, non odio mai: m’attristo spesso:
Buono al buon, buono al tristo, a me sol rio.

A l’ira presto, e più presto al perdono:
Poco noto ad altrui, poco a me stesso:
Gli uomini e gli anni mi diran chi sono.

Spiegazione

Ritratto di se stesso (conosciuto anche come Autoritratto) è un sonetto giovanile di Alessandro Manzoni, composto nel 1801, quando il poeta ha circa sedici anni. È un testo che appartiene alla sua prima formazione letteraria, ancora legata ai modelli settecenteschi, ma già capace di mostrare alcuni tratti della sensibilità che ritroveremo più tardi nelle opere mature, come I promessi sposi e gli Inni sacri. Il titolo indica chiaramente l’intento: descrivere se stesso con sincerità, senza esagerazioni e senza pose eroiche.

Nel sonetto Ritratto di se stesso, Alessandro Manzoni si osserva come davanti a uno specchio e descrive prima il proprio aspetto fisico. Parla dei capelli scuri, della fronte alta, dello sguardo vivo, del naso proporzionato, delle guance piene e del colorito sano. È una descrizione sobria, senza compiacimento. Non cerca di apparire più bello o più importante di ciò che è. È un modo molto umano di presentarsi, simile a quando una persona, guardandosi allo specchio, nota i propri tratti senza giudicarli troppo.

Poi passa al modo di parlare. Dice che la sua lingua è talvolta veloce, talvolta lenta, ma mai “vile”, cioè mai meschina o moralmente bassa. Quando ha qualcosa di vero da dire, lo dice apertamente; quando non è sicuro, preferisce tacere. È un atteggiamento che ritroviamo anche nel narratore dei Promessi sposi, dove Alessandro Manzoni mantiene sempre un tono misurato, evitando eccessi e giudizi impulsivi.

Il poeta si definisce giovane negli anni e nel “senno”, cioè nella maturità di giudizio. Ammette di non essere audace, quindi non impulsivo o temerario, e di avere modi un po’ duri, forse bruschi, ma un cuore gentile. È un tratto che molti riconoscono nella vita quotidiana: persone che sembrano rigide all’esterno, ma che poi si rivelano molto sensibili. Per esempio, un ragazzo che parla poco e sembra distaccato, ma che si preoccupa sinceramente degli altri.

Dichiara poi di amare la gloria, i boschi e il “biondo dio”, cioè Apollo, simbolo della poesia. È un modo elegante per dire che ama la natura e la scrittura. La parola “gloria” non indica solo la fama personale, ma anche il desiderio di lasciare un segno attraverso le proprie opere. Allo stesso tempo afferma di disprezzare, ma non odiare mai. Il disprezzo è un giudizio negativo; l’odio è un sentimento distruttivo. Lui si ferma al primo, senza scivolare nel secondo.

Un passaggio molto significativo è quando dice di essere “buono al buon, buono al tristo, a me sol rio”. Significa che è buono con chi è buono, buono perfino con chi è cattivo, ma severo con se stesso. È un atteggiamento comune: si perdonano facilmente gli altri, ma si è molto più rigidi quando si giudicano le proprie azioni. Per esempio, una persona può giustificare un amico che arriva in ritardo, ma sentirsi in colpa per un proprio ritardo minimo.

Infine, Alessandro Manzoni ammette di essere incline all’ira, ma ancora più rapido nel perdono. Si arrabbia facilmente, ma non conserva rancore. Dice di essere poco conosciuto dagli altri e poco conosciuto da se stesso.

È una confessione sincera: non sa ancora chi è davvero e affida agli “uomini” e agli “anni”, cioè alle persone che incontrerà e al tempo che passerà, il compito di rivelargli la sua vera natura. Un’idea simile si ritrova anche nell’Autoritratto di Ugo Foscolo e nel sonetto Sublime specchio di veraci detti di Vittorio Alfieri, anche se in quei testi il tono è più drammatico.

Contesto Storico

Il sonetto nasce nel 1801, in un periodo di transizione culturale. L’Europa vive le conseguenze della Rivoluzione francese e delle campagne di Napoleone Bonaparte. In Italia si avvertono i primi fermenti che porteranno al Risorgimento. Sul piano letterario domina ancora il gusto neoclassico, ma si affacciano già temi che anticipano il Romanticismo.

Il genere dell’autoritratto poetico è molto diffuso. Vittorio Alfieri aveva scritto Sublime specchio di veraci detti, un autoritratto severo e tormentato. Ugo Foscolo compone Solcata ho fronte, occhi incavati intenti, dove il tono è grave e segnato dall’idea della morte. Rispetto a questi modelli, Alessandro Manzoni sceglie una via più sobria: non si presenta come un eroe tragico, ma come un giovane che cerca di conoscersi.

Il tema dell’identità attraversa molta poesia italiana. Si può ricordare A se stesso di Giacomo Leopardi, dove però il tono è molto più cupo, oppure Commiato di Giuseppe Ungaretti, che riflette sulla propria esperienza personale. In tutti questi casi la poesia diventa uno strumento per interrogarsi su chi si è.

Analisi

Il tono del sonetto è misurato, quasi colloquiale. Non è un testo drammatico, né un esercizio di autocelebrazione. Quando dice di essere “poco noto ad altrui, poco a me stesso”, lo fa con una sincerità tranquilla, non con disperazione. È come se parlasse a un amico, spiegando con calma i propri pregi e difetti.

L’ironia è discreta. Quando ammette di essere “a l’ira presto, e più presto al perdono”, riconosce un limite, ma lo bilancia con una qualità. È un modo equilibrato di guardarsi, diverso dal tono più tragico di Vittorio Alfieri o Ugo Foscolo.

Il lessico alterna parole semplici a termini leggermente più ricercati. “Vile” significa moralmente basso; “senno” indica la capacità di giudizio; “tristo” significa “malvagio”. Sono parole che si chiariscono facilmente senza appesantire la lettura.

L’ultima terzina introduce il tema del tempo come strumento di conoscenza. Un confronto utile può essere fatto con Il sabato del villaggio di Giacomo Leopardi, dove il tempo è visto come promessa non mantenuta. Qui invece il tempo è una possibilità di crescita.

Temi e Significati

Il tema centrale è la ricerca dell’identità. Alessandro Manzoni si descrive, ma ammette di non conoscersi del tutto. È una condizione molto comune, soprattutto in età giovanile.

Un altro tema è il rapporto con gli altri. Il poeta riconosce una certa distanza dal mondo: non è un personaggio mondano, non ama mettersi in mostra. Questo tratto corrisponde anche alle testimonianze biografiche, che lo descrivono come riservato e incline all’ansia.

Il tema della misura morale attraversa tutto il sonetto. Disprezza ma non odia, si arrabbia ma perdona, è duro nei modi ma gentile nel cuore. È un equilibrio quotidiano, diverso da quello che troviamo in testi come L’infinito di Giacomo Leopardi, dove il contrasto è tra finito e infinito.

Infine, emerge la vocazione poetica: l’amore per la gloria, per le selve e per il “biondo dio” indica un legame profondo con la poesia e con la natura. Le selve richiamano un luogo di meditazione, come accade in molte poesie italiane, ad esempio La quiete dopo la tempesta di Giacomo Leopardi o Lavandare di Giovanni Pascoli.

Forma Poetica

Ritratto di se stesso è un sonetto di quattordici endecasillabi. L’endecasillabo è un verso di undici sillabe, tipico della tradizione italiana, usato da Dante Alighieri nella Divina Commedia e da Francesco Petrarca nel Canzoniere.

Lo schema delle rime segue la struttura classica: due quartine e due terzine. Nel caso specifico lo schema è ABAB BAAB per le quartine e CDC EDE per le terzine. La rima crea un ritmo regolare e riconoscibile.

La sintassi è lineare, con alcune inversioni tipiche della poesia settecentesca. L’espressione “buono al buon, buono al tristo” crea un parallelismo che rafforza il significato.

Il sonetto è una forma adatta ai temi personali. Un confronto utile è con Tanto gentile e tanto onesta pare di Dante Alighieri, dove la struttura compatta permette una descrizione intensa. Anche qui, in pochi versi, Alessandro Manzoni riesce a toccare aspetto fisico, carattere, valori morali e rapporto con il tempo.

Altre poesie di Alessandro Manzoni presenti nel nostro archivio:

Altre poesie dello stesso Genere presenti nel nostro archivio:

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *