Francesco Petrarca, tra il 1350 e il 1365
Testo
Vergine bella, che di sol vestita,
coronata di stelle, al sommo Sole
piacesti sì, che ’n te Sua luce ascose,
amor mi spinge a dir di te parole:
ma non so ’ncominciar senza tu’ aita,
et di Colui ch’amando in te si pose.
Invoco lei che ben sempre rispose,
chi la chiamò con fede: Vergine,
s’a mercede miseria extrema
de l’humane cose già mai ti volse,
al mio prego t’inchina,
soccorri a la mia guerra,
bench’i’ sia terra, et tu del ciel regina.
Vergine saggia, et del bel numero una
de le beate vergini prudenti,
anzi la prima, et con più chiara lampa;
o saldo scudo de l’afflicte genti
contra colpi di Morte et di Fortuna,
sotto ’l qual si triumpha, non pur scampa;
o refrigerio al cieco ardor ch’avampa
qui fra i mortali sciocchi: Vergine,
que’ belli occhi che vider tristi
la spietata stampa ne’ dolci membri
del tuo caro figlio,
volgi al mio dubbio stato,
che sconsigliato a te vèn per consiglio.
Vergine pura, d’ogni parte intera,
del tuo parto gentil figliola et madre,
ch’allumi questa vita, et l’altra adorni,
per te il tuo figlio, et quel del sommo Padre,
o fenestra del ciel lucente altera,
venne a salvarne in su li extremi giorni;
et fra tutt’i terreni altri soggiorni
sola tu fosti electa, Vergine benedetta,
che ’l pianto d’Eva in allegrezza torni.
Fammi, ché puoi, de la Sua gratia degno,
senza fine o beata,
già coronata nel superno regno.
Vergine santa d’ogni gratia piena,
che per vera et altissima humiltate
salisti al ciel onde miei preghi ascolti,
tu partoristi il fonte di pietate,
et di giustitia il sol, che rasserena
il secol pien d’errori oscuri et folti;
tre dolci et cari nomi ài in te raccolti,
madre, figliuola et sposa: Vergine gloriosa,
donna del Re che nostri lacci à sciolti
et fatto ’l mondo libero et felice,
ne le cui sante piaghe prego
ch’appaghe il cor, vera beatrice.
Vergine sola al mondo senza exempio,
che ’l ciel di tue bellezze innamorasti,
cui né prima fu simil né seconda,
santi penseri, atti pietosi et casti
al vero Dio sacrato et vivo tempio
fecero in tua verginità feconda.
Per te pò la mia vita esser ioconda,
s’a’ tuoi preghi, o Maria,
Vergine dolce et pia,
ove ’l fallo abondò, la gratia abonda.
Con le ginocchia de la mente inchine,
prego che sia mia scorta,
et la mia torta via drizzi a buon fine.
Vergine chiara et stabile in eterno,
di questo tempestoso mare stella,
d’ogni fedel nocchier fidata guida,
pon’ mente in che terribile procella
i’ mi ritrovo sol, senza governo,
et ò già da vicin l’ultime strida.
Ma pur in te l’anima mia si fida,
peccatrice, i’ no ’l nego, Vergine;
ma ti prego che ’l tuo nemico
del mio mal non rida:
ricorditi che fece il peccar nostro,
prender Dio per scamparne,
humana carne al tuo virginal chiostro.
Vergine, quante lagrime ò già sparte,
quante lusinghe et quanti preghi indarno,
pur per mia pena et per mio grave danno!
Da poi ch’i’ nacqui in su la riva d’Arno,
cercando or questa et or quel’altra parte,
non è stata mia vita altro ch’affanno.
Mortal bellezza, atti et parole m’ànno
tutta ingombrata l’alma.
Vergine sacra et alma,
non tardar, ch’i’ son forse a l’ultimo anno.
I dì miei più correnti che saetta
fra miserie et peccati sonsen’ andati,
et sol Morte n’aspetta.
Vergine, tale è terra,
et posto à in doglia lo mio cor,
che vivendo in pianto il tenne
et de mille miei mali un non sapea:
et per saperlo, pur quel che n’avenne
fôra avenuto, ch’ogni altra sua voglia
era a me morte, et a lei fama rea.
Or tu donna del ciel, tu nostra dea
(se dir lice, e convensi),
Vergine d’alti sensi,
tu vedi il tutto; e quel che non potea
far altri, è nulla a la tua gran vertute,
por fine al mio dolore;
ch’a te honore, et a me fia salute.
Vergine, in cui ò tutta mia speranza
che possi et vogli al gran bisogno aitarme,
non mi lasciare in su l’extremo passo.
Non guardar me, ma Chi degnò crearme;
no ’l mio valor, ma l’alta Sua sembianza,
ch’è in me, ti mova a curar d’uom sì basso.
Medusa et l’error mio m’àn fatto un sasso
d’umor vano stillante: Vergine,
tu di sante lagrime et pie
adempi ’l meo cor lasso,
ch’almen l’ultimo pianto sia devoto,
senza terrestro limo,
come fu ’l primo non d’insania vòto.
Vergine humana, et nemica d’orgoglio,
del comune principio amor t’induca:
miserere d’un cor contrito humile.
Che se poca mortal terra caduca
amar con sì mirabil fede soglio,
che devrò far di te, cosa gentile?
Se dal mio stato assai misero et vile
per le tue man’ resurgo, Vergine,
i’ sacro et purgo al tuo nome
et penseri e ’ngegno et stile,
la lingua e ’l cor, le lagrime e i sospiri.
Scorgimi al miglior guado,
et prendi in grado i cangiati desiri.
Il dì s’appressa, et non pòte esser lunge,
sì corre il tempo et vola,
Vergine unica et sola,
e ’l cor or coscientia or morte punge.
Raccomandami al tuo figliuol,
verace homo et verace Dio,
ch’accolga ’l mio spirto ultimo in pace.
Spiegazione
Il componimento Vergine bella, che di sol vestita… (Canzoniere – CCCLXVI) appartiene alla sezione finale del Canzoniere di Francesco Petrarca, quella dedicata alla conversione spirituale e alla meditazione religiosa. È una delle ultime liriche composte dal poeta, collocabile tra il 1350 e il 1365, con revisioni fino al 1374. Il testo nasce in un clima di profonda introspezione, quando Francesco Petrarca, dopo la morte di Laura, avverte con maggiore intensità il bisogno di rivolgersi alla Vergine Maria come guida e intercessione. È un componimento che dialoga idealmente con il Secretum, dove il poeta affronta il tema del pentimento, e con altre preghiere poetiche della tradizione medievale.
Il componimento è una lunga preghiera alla Vergine Maria, costruita come un dialogo intimo e supplice. Francesco Petrarca riconosce la propria fragilità e si rivolge alla Vergine come unica mediatrice capace di guidarlo verso la salvezza. La poesia alterna immagini luminose, come la veste di sole e la corona di stelle, a immagini dolorose, come la “stampa” delle ferite di Cristo. La Vergine è presentata come madre, figlia e sposa, secondo la tradizione teologica medievale, e come unica creatura capace di trasformare il pianto di Eva in gioia. Il poeta chiede di essere guidato nel suo “tempestoso mare”, immagine che richiama altre liriche del Canzoniere, come La vita fugge…, dove la vita è una navigazione difficile. La preghiera diventa così un percorso di purificazione, vicino per tono al Secretum, dove il poeta affronta il tema del pentimento.
Termini Ostici:
“Ascose” significa nascose. “Scorte” indica note guidate, ordinate. “Mercede” significa misericordia. “Stampa” indica ferita, impronta dolorosa. “Fenestra del ciel” significa finestra del cielo, cioè tramite verso Dio. “Electa” significa scelta. “Extremi giorni” indica gli ultimi tempi dell’umanità. “Humiltate” significa umiltà profonda. “Lacci” indica vincoli del peccato. “Feconda” significa resa fertile spiritualmente. “Procella” indica tempesta violenta. “Strida” significa grida, urla. “Fallo” indica peccato. “Vertute” significa potenza spirituale. “Extremo passo” indica il momento della morte. “Humana carne” indica la natura umana assunta da Cristo. “Guado” significa passaggio, attraversamento difficile. “Coscientia” indica la coscienza morale.
Contesto Storico
Il sonetto appartiene alla fase finale della vita di Francesco Petrarca, quando il poeta vive un profondo ripensamento morale. Il Trecento è un secolo segnato da epidemie, instabilità politica e forte sensibilità religiosa. In questo clima, il tema del pentimento e della salvezza dell’anima è centrale. Il componimento riflette la tensione tra vita terrena e aspirazione spirituale, tema che attraversa anche opere come il De vita solitaria, dove il poeta esalta la vita ritirata come via di purificazione. La figura della Vergine Maria è centrale nella devozione medievale, e la poesia si inserisce nella tradizione delle laudi e delle preghiere mariane.
Analisi
La poesia è costruita in strofe di sette versi, con un ritmo lento e meditativo. Ogni strofa si apre con un’invocazione alla Vergine, seguita da una richiesta o da una riflessione. La prima strofa introduce la figura luminosa della Vergine, vestita di sole e coronata di stelle, immagine che richiama l’Apocalisse. La seconda strofa presenta la Vergine come scudo contro la morte e la fortuna, e come conforto per gli afflitti. La terza strofa sviluppa il tema della maternità divina, con la Vergine come finestra del cielo. La quarta strofa insiste sull’umiltà della Vergine, che la rende degna di ascoltare le preghiere degli uomini. La quinta strofa presenta la Vergine come modello di purezza e come tempio sacro. La sesta strofa introduce la metafora della navigazione, molto presente nel Canzoniere, e richiama testi come Passa la nave mia colma d’oblio. La settima strofa è una confessione personale, in cui il poeta riconosce le sue colpe. L’ottava strofa presenta la Vergine come unica speranza. La nona strofa conclude con la richiesta di essere accolto in pace da Cristo, figlio della Vergine.
Temi e Significati
Il tema centrale è la preghiera alla Vergine come mediatrice di salvezza. Il poeta riconosce la propria fragilità e chiede aiuto per superare il peccato. La poesia affronta anche il tema della navigazione come metafora della vita, della maternità divina, della purezza e dell’umiltà. Il componimento è una meditazione sulla morte e sulla speranza, vicino per tono a testi come I’ vo piangendo i miei passati tempi…, dove il poeta riflette sul tempo perduto.
Forma Poetica
Il testo è composto da nove stanze di sette versi ciascuna, con schema metrico variabile ma sempre in endecasillabi. La struttura richiama la tradizione delle laudi mariane e delle preghiere poetiche medievali. Il ritmo è lento e meditativo, con un uso sapiente delle immagini luminose e delle metafore religiose. La ripetizione dell’invocazione “Vergine” crea un effetto liturgico.
Riassunto Lampo
Il poeta si rivolge alla Vergine Maria come unica guida e speranza di salvezza, riconoscendo la propria fragilità e chiedendo di essere accompagnato verso una morte pacifica.
Cosa Ricordare
La figura luminosa della Vergine, la metafora della navigazione, il pentimento del poeta, la meditazione sulla morte, la speranza nella grazia divina.
Immagini Simboliche
La veste di sole, la corona di stelle, la finestra del cielo, la tempesta del mare, la stampa delle ferite di Cristo, la navigazione verso il porto della salvezza.
Collegamenti Utili
Questo componimento dialoga con altre opere di Francesco Petrarca dedicate al pentimento e alla meditazione spirituale, come il Secretum, dove il poeta affronta il tema del tempo perduto, e come I’ vo piangendo i miei passati tempi…, che riflette sulla fragilità dell’uomo. È vicino anche a La vita fugge…, che affronta il tema della morte e del tempo, e richiama testi di altri autori, come la Vita Nova di Dante Alighieri, che trasforma l’esperienza amorosa in percorso spirituale. Il motivo della navigazione come metafora della vita è presente anche in Passa la nave mia colma d’oblio, dove il viaggio diventa immagine del turbamento interiore.
FAQ
Perché il poeta si rivolge alla Vergine? Perché la considera unica mediatrice capace di guidarlo verso la salvezza.
Che cosa rappresenta la veste di sole? La luce divina che avvolge la Vergine e la rende tramite verso Dio.
Perché la navigazione è così importante? Perché rappresenta la vita come viaggio difficile, tema ricorrente nel Canzoniere.
Che cosa significa “finestra del cielo”? Che la Vergine è tramite tra l’uomo e Dio.
Qual è il tema principale del componimento? La preghiera come via di purificazione e speranza.
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