Wystan Hugh Auden, 1936
Indice
Introduzione e Spiegazione
L’opera poetica di Wystan Hugh Auden ha attraversato innumerevoli fasi e registri stilistici, ma poche sue composizioni hanno raggiunto l’impatto emotivo universale di Funeral Blues, una lirica che rappresenta uno dei vertici assoluti della poesia elegiaca del Novecento. La genesi di questo testo è tuttavia complessa e, per certi versi, sorprendente. Scritta originariamente nel 1936, la poesia non nasceva come un lamento funebre personale o autobiografico, bensì come un brano corale di natura parodistica e satirica destinato all’opera teatrale La salita del F6 (The Ascent of F6), scritta a quattro mani dal poeta con l’amico e collaboratore Christopher Isherwood. In quel contesto teatrale originario, i versi fungevano da lamento esagerato per la morte di un leader politico immaginario, intriso di retorica e di magniloquenza pubblica.
Soltanto in un secondo momento Wystan Hugh Auden decise di scorporare i versi dal dramma teatrale, rielaborandoli e spogliandoli di ogni intento satirico per trasformarli in una canzone destinata alla cantante di cabaret Hedli Anderson. Questa rielaborazione profonda tramutò il testo in un’elegia pura, un grido di dolore assoluto in cui la perdita della persona amata assume proporzioni cosmiche. La grandezza del componimento risiede proprio nel contrasto insanabile tra la dimensione privata e devastante del lutto e la banale indifferenza del mondo esterno, che continua a muoversi, a ticchettare e a suonare, ignaro della catastrofe interiore che ha colpito l’individuo. La disperazione del superstite esige che l’universo intero si fermi e partecipi al lutto, in una progressione iperbolica che parte dalle mura domestiche per estendersi fino agli astri.
Nel corso dei decenni, Funeral Blues ha superato i confini della ristretta cerchia accademica per farsi strada nella memoria collettiva popolare. Questo processo di adozione globale ha raggiunto il suo culmine nel 1994, quando la poesia è stata recitata in modo magistrale dall’attore John Hannah in una delle scene più toccanti del film Quattro matrimoni e un funerale, diretto da Mike Newell. Da quel momento, i versi di Wystan Hugh Auden sono diventati il manifesto laico del dolore contemporaneo, la traduzione in parole esatte di quel senso di vuoto e di assurdità che accompagna la scomparsa definitiva del centro del proprio mondo affettivo.
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Parafrasi integrale in prosa
L’apertura della poesia si presenta come una serie di comandi perentori, in cui il soggetto colpito dal lutto ordina di arrestare ogni misurazione del tempo, fermando tutti gli orologi, e di recidere ogni contatto con l’esterno, staccando il telefono. Chiede di placare gli istinti animali, impedendo al cane di abbaiare distraendolo con un osso succulento, e impone il silenzio agli strumenti musicali. Solo in questo innaturale silenzio, rotto unicamente dal battito smorzato di un tamburo, la bara può essere portata fuori e i dolenti possono avvicinarsi.
Avanzando nella composizione, l’orizzonte della disperazione si allarga dallo spazio domestico a quello pubblico. Il dolore richiede un riconoscimento su vasta scala, pretendendo che gli aeroplani traccino lamenti nel cielo per annunciare la morte al mondo intero. Il poeta invoca una partecipazione surreale persino da parte degli elementi urbani e della natura addomesticata, immaginando che i piccioni cittadini indossino fiocchi neri a lutto e che i vigili urbani, solitamente vestiti di bianco, portino guanti di cotone nero in segno di rispetto. La realtà esterna viene piegata e forzata a rispecchiare l’abisso interiore di chi resta.
Nella terza parte del testo, l’analisi del lutto si fa intensamente privata e geometrica. La persona perduta viene descritta come l’intero sistema di orientamento spaziale e temporale dell’io narrante: era il nord, il sud, l’est e l’ovest, ma anche il tempo del lavoro settimanale e quello del riposo domenicale, la luce del mezzogiorno e il buio della mezzanotte, la parola e il canto. Il crollo dell’illusione romantica dell’eternità si infrange contro l’ineluttabilità della fine. L’epilogo della poesia porta alle estreme conseguenze questa iperbole distruttiva: poiché l’amore è finito, l’intero cosmo risulta ormai inutile e deve essere smantellato. Il poeta chiede di spegnere le stelle, di riporre la luna e il sole, di svuotare gli oceani e spazzare via i boschi, poiché nulla di buono potrà mai più scaturire da un mondo svuotato dalla presenza dell’amato.
Testo
Nel rispetto delle normative sul diritto d’autore che proteggono l’opera di Wystan Hugh Auden, riportiamo di seguito esclusivamente la prima strofa del componimento, in cui si delinea l’incipit del lutto all’interno dello spazio domestico.
Stop all the clocks, cut off the telephone,
Prevent the dog from barking with a juicy bone,
Silence the pianos and with muffled drum
Bring out the coffin, let the mourners come.
…
…
Traduzione (Letterale)
Funerale Blues
Fermate tutti gli orologi, staccate il telefono,
Impedite al cane di abbaiare con un osso succulento,
Silenziate i pianoforti e con un tamburo smorzato
Portate fuori la bara, lasciate che vengano i dolenti.
…
…
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Contesto Storico
Scritto nel 1936, il componimento Funeral Blues affonda le sue radici in un decennio turbolento, segnato dall’ascesa dei totalitarismi in Europa e dal presagio di un nuovo conflitto mondiale. In questo clima di tensione, Wystan Hugh Auden collaborava intensamente con l’amico e drammaturgo Christopher Isherwood, con il quale redasse l’opera teatrale in versi La salita del F6. Originariamente, la lirica era stata concepita come una satira pungente del cordoglio pubblico e istituzionale; i versi dovevano fungere da lamento funebre e grottesco per un eroe nazionale fittizio, celebrato dalle masse in modo retorico e meccanico. Il contesto di partenza era dunque spiccatamente politico, un attacco all’ipocrisia delle liturgie di Stato e alla manipolazione del consenso emotivo.
Successivamente, il poeta comprese il potenziale drammatico di quei versi e decise di estrapolarli dal contesto teatrale. La prima rielaborazione avvenne per adattare il testo alla voce della cantante Hedli Anderson, trasformandolo in un brano da cabaret intriso di malinconia blues. Questa genesi ibrida, sospesa tra il teatro grottesco, la musica da club e la poesia lirica, conferisce al componimento la sua natura insolita. Soltanto nelle raccolte successive Wystan Hugh Auden lo consegnò alla sua forma definitiva e autonoma, depurandolo di ogni traccia sarcastica per consacrarlo come un’elegia pura, capace di trascendere il suo preciso decennio di composizione per parlare alla condizione umana in ogni epoca.
Analisi
L’architettura di Funeral Blues si sviluppa attraverso una straordinaria progressione spaziale e concettuale, un movimento di espansione inesorabile che parte dall’intimità della casa per arrivare a investire l’intero universo. Nella prima strofa, il dolore impone la sua dittatura nello spazio domestico ristretto: il poeta comanda di fermare gli orologi, di staccare i telefoni e di azzittire gli animali da compagnia. Il lutto si configura immediatamente come un’interruzione violenta del flusso ordinario della vita quotidiana. L’interiorità di chi soffre non tollera alcun rumore, esige che l’ambiente circostante si conformi al proprio silenzio tombale, spezzato solo dal rullo dei tamburi per accogliere la bara.
Nella seconda strofa, lo sguardo di Wystan Hugh Auden si allarga allo spazio civico e urbano. Il cordoglio esige un riconoscimento pubblico e monumentale; gli aerei devono solcare il cielo per dichiarare la morte tracciando messaggi sulle nuvole, mentre i vigili urbani e i piccioni cittadini devono indossare i simboli cromatici del lutto. Nella terza strofa, l’analisi si fa vertiginosamente privata e geometrica: la persona perduta non era solo un compagno, ma il baricentro dell’esistenza. Era la bussola che segnava il nord, il sud, l’est e l’ovest, l’unità di misura del tempo lavorativo e di quello del riposo. L’ultima strofa compie il salto finale verso il cosmo: poiché il centro dell’universo emotivo è crollato, l’universo fisico perde ogni significato, inducendo il poeta a chiedere lo smantellamento delle stelle, della luna, del sole e degli oceani.
Temi e Significati
Il tema centrale attorno a cui ruota l’intera composizione è l’impatto totalizzante e annichilente della perdita. Wystan Hugh Auden descrive con precisione clinica l’egoismo intrinseco e ineludibile della sofferenza umana profonda. Chi perde l’amore della propria vita percepisce la prosecuzione della normalità altrui come un affronto intollerabile, un’ingiustizia stridente. La vita che scorre indifferente fuori dalla finestra diventa un insulto. Il dolore pretende l’assoluto, rifiuta la rassegnazione e ordina al mondo intero di fermarsi, di annullarsi insieme a colui che è scomparso. Il tempo stesso, scandito dagli orologi, deve essere bloccato, perché non esiste più alcun futuro plausibile da misurare o da attendere.
Accanto alla devastazione, emerge la caduta traumatica delle illusioni romantiche, riassunta nell’ammissione finale di aver creduto che l’amore potesse durare per sempre, scoprendosi in errore. Questa presa di coscienza rappresenta il cuore pulsante del componimento. Il poeta demolisce il mito dell’eternità dei sentimenti, schiantandosi contro il muro granitico della mortalità. La morte non ruba semplicemente un individuo, ma sottrae un intero sistema di orientamento, lasciando il superstite disorientato e vuoto. In questo senso, Funeral Blues si erge a manifesto della precarietà affettiva, ricordando al lettore che l’amore, per quanto possa sembrare saldo, rimane perennemente in balia della fragilità biologica.
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Forma Poetica
Dal punto di vista metrico e strutturale, Funeral Blues si compone di quattro strofe di quattro versi ciascuna, adottando la forma tradizionale della quartina. Lo schema delle rime è rigorosamente accoppiato e baciato, una scelta che conferisce al componimento un ritmo martellante, inesorabile, simile al passo cadenzato di una marcia funebre o al battito meccanico di un orologio, proprio quell’orologio che il poeta comanda di arrestare. Questa rigida gabbia formale, tipica della maestria tecnica di Wystan Hugh Auden, crea un contrasto potentissimo con la materia emotiva incandescente e indomabile che ribolle all’interno dei versi.
Nonostante il tono sia quello dell’elegia disperata, la poesia conserva tracce della sua lontana genesi musicale e cabarettistica. Il lessico mescola abilmente termini legati all’oscurità e all’assoluto con elementi estremamente prosaici e urbani, come i vigili del traffico, i guanti di cotone, i cani e gli ossi succulenti. Questa fusione tra l’alto registro tragico e il basso quotidiano impedisce al testo di scivolare nel sentimentalismo accademico e gli garantisce quell’incedere colloquiale, diretto e viscerale tipico delle canzoni malinconiche popolari, trasformando un raffinato esercizio letterario in un grido accessibile e universale.
Riassunto Lampo
Il componimento esprime la devastazione interiore causata dalla morte della persona amata, esigendo che il mondo intero si arresti per partecipare al lutto. Partendo da ordini perentori impartiti nello spazio domestico, come la richiesta di fermare gli orologi e zittire i cani, il dolore si espande progressivamente fino a coinvolgere lo spazio pubblico cittadino. L’assenza diviene così ingombrante da oscurare l’intero cosmo, portando il poeta a chiedere lo smantellamento definitivo degli astri e degli oceani, in quanto l’universo fisico risulta ormai del tutto inutile dopo il collasso del proprio baricentro emotivo.
Cosa Ricordare
È fondamentale tenere a mente la genesi complessa e stratificata del testo, nato nel 1936 come brano corale di natura satirica per il dramma teatrale La salita del F6, scritto in collaborazione con Christopher Isherwood. Solo in seguito l’opera è stata rielaborata e trasformata in un’elegia pura e autonoma. Occorre inoltre ricordare la rigidità della struttura formale, basata su quartine a rima baciata, che contrasta violentemente con la disperazione della materia trattata. Infine, il cuore concettuale risiede nell’ammissione della caducità dei sentimenti e nello schianto delle illusioni romantiche contro l’ineluttabilità della fine biologica.
Immagini Simboliche
L’intero testo è sorretto da immagini visive di fortissimo impatto materiale. Gli orologi fermi nel primo verso rappresentano il rifiuto del tempo che scorre, una ribellione contro la normalità del mondo che continua a vivere ignorando il dolore del singolo. I punti cardinali della terza strofa incarnano in modo geometrico la persona amata, descritta come l’unica bussola esistenziale capace di dare un senso allo spazio e al ritmo lavorativo dei giorni. L’ordine finale di spegnere le stelle e smantellare il sole simboleggia in modo iperbolico l’inutilità del cosmo, ridotto a una scenografia vuota dopo la scomparsa di chi gli conferiva un significato.
Collegamenti Utili
Per esplorare ulteriori declinazioni del lutto e della memoria nella letteratura del Novecento, risulta molto interessante confrontare questo testo con Lullaby, un’altra celebre composizione di Wystan Hugh Auden che analizza la protezione della fragilità umana di fronte al tempo divoratore. Nel panorama italiano, il dialogo ininterrotto e doloroso con la persona scomparsa trova esiti altissimi nella raccolta Xenia di Eugenio Montale, dedicata alla moglie defunta. Altrettanto calzante è l’analisi dello strappo e del vuoto incolmabile presente nella raccolta Il dolore scritta da Giuseppe Ungaretti, opere in cui l’elaborazione del lutto passa attraverso una scarnificazione del linguaggio.
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FAQ
Chi è l’autore della celebre lirica intitolata Funeral Blues? L’opera è stata scritta da Wystan Hugh Auden, uno dei massimi esponenti della poesia in lingua inglese del Novecento, capace di unire un controllo metrico ferreo a una spietata e lucida analisi psicologica.
In quale anno ha visto la luce questo testo? La prima stesura risale al 1936, originariamente inserita come canto parodistico e di commiato pubblico all’interno del dramma teatrale La salita del F6, firmato a quattro mani con Christopher Isherwood.
Perché il protagonista impone di fermare tutti gli orologi? Il comando iniziale esprime l’impossibilità di accettare che il tempo naturale continui a scorrere e misurare le ore della giornata, poiché la scomparsa dell’universo affettivo del protagonista ha annullato qualsiasi futuro vivibile.
In quale celebre pellicola cinematografica viene letta questa poesia? Il componimento ha raggiunto una fama globale fuori dai circuiti letterari accademici grazie al film Quattro matrimoni e un funerale del 1994, diretto dal regista Mike Newell, in cui viene recitato con profonda intensità dall’attore John Hannah durante l’elogio funebre.
Cosa rappresentano il Nord, il Sud, l’Est e l’Ovest citati nei versi? Queste coordinate geografiche indicano che la persona perduta costituiva l’intero sistema di riferimento spaziale ed esistenziale per chi è sopravvissuto, delineando un senso di orientamento ormai collassato per sempre.
Qual è il significato della richiesta di spegnere le stelle nell’ultima strofa? La richiesta di smantellare gli astri e gli oceani deriva dalla consapevolezza amara che, privata della luce dell’amato, la scenografia dell’universo naturale ha perso ogni bellezza e utilità residua.
Consigli di Lettura
Per comprendere appieno la poetica e l’evoluzione intellettuale di questo autore, è essenziale la lettura del volume La verità, vi prego, sull’amore scritto da Wystan Hugh Auden, un’antologia tematica che condensa il suo sguardo lucido e la sua padronanza metrica. Un’altra opera imprescindibile per analizzare lo smarrimento della modernità è L’età dell’ansia scritta da Wystan Hugh Auden, un poemetto filosofico e corale che ha diagnosticato in modo definitivo le inquietudini del secolo scorso.
Leggi su successeoggi.it la Biografia di Wystan Hugh Auden
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