Alessandro Manzoni, 1823
Indice
Introduzione e Spiegazione
L’opera poetica Il nome di Maria rappresenta una tappa fondamentale e profondamente innovativa nel percorso umano e artistico di Alessandro Manzoni. Composto a Milano tra il novembre 1812 e l’aprile 1813, questo testo costituisce il secondo capitolo del progetto degli Inni sacri, la monumentale architettura lirica concepita dallo scrittore all’indomani della sua radicale conversione al cattolicesimo. Dopo aver celebrato la vittoria fondante sulla morte e sul peccato con il componimento La Risurrezione, l’autore concentra la propria indagine teologica e civile sulla figura della Vergine, non per offrirne un ritratto puramente devozionale o passivamente contemplativo, ma per analizzare il dirompente impatto storico e sociale che il culto mariano ha esercitato sulle moltitudini umane nel corso dei secoli. La figura di Maria di Nazaret diviene il fulcro di un capovolgimento totale delle gerarchie e delle prospettive terrene: la fanciulla ebrea sconosciuta e povera si innalza al di sopra degli imperi militari e delle vanità mondane.
Attraverso questo inno, Alessandro Manzoni sviluppa con estremo rigore logico e documentario il contrasto insanabile tra l’effimera gloria dei potenti della terra e la potenza eterna, silenziosa e consolatrice della madre di Dio. Mentre i nomi dei grandi conquistatori dell’antichità romana e asiatica, temuti, adulati e riveriti durante la loro sanguinosa esistenza, sono inesorabilmente sprofondati nell’oblio e nella polvere inerte del tempo, il nome della Vergine ha attraversato i millenni per trasformarsi in un rifugio universale e immortale per gli oppressi, per gli spaventati e per gli ultimi della società. L’intento preciso dello scrittore lombardo è quello di restituire al messaggio cristiano la sua originaria forza democratica e livellatrice, dimostrando come la fede in un ordine superiore costituisca l’unico vero baluardo contro la spietatezza della natura e la crudeltà degli esseri umani. La poesia cessa così di essere un artificio retorico a uso esclusivo dei ristretti salotti letterari e si trasforma in una corale e pubblica preghiera civile.
Messaggio pubblicitario
Parafrasi integrale in prosa
Il componimento lirico prende avvio descrivendo una scena di assoluto silenzio e di profondo raccoglimento. Un giorno, procedendo senza farsi notare, la giovane sposa di un fabbro di Nazaret saliva lungo le pendici di un monte sconosciuto, dirigendosi verso l’abitazione felice di un’anziana parente in attesa di un figlio. Dopo averla salutata, l’anziana donna onorò l’ospite inaspettata con un’accoglienza piena di riverenza e, lodando Dio, la giovane esclamò con voce profetica che da quel momento in poi tutte le nazioni della terra l’avrebbero chiamata beata. Il poeta riflette immediatamente su come l’epoca antica, dominata dalla superbia e dalla forza militare, avrebbe ascoltato con profondo scherno e derisione questa profezia pronunciata da una donna tanto povera. L’autore sottolinea l’incapacità del giudizio umano di comprendere i disegni divini e la totale falsità delle previsioni terrene, incapaci di intuire un simile rovesciamento della storia.
Alessandro Manzoni si rivolge alla Vergine a nome di tutti i credenti, affermando che noi, testimoni diretti di come il futuro abbia risposto con ubbidienza alla sua parola, sappiamo con certezza che soltanto Dio ha mantenuto quella solenne promessa. È stato proprio il Signore a infonderle quella profezia nel cuore, e per questo il nome di Maria di Nazaret è per tutti i cristiani sacro e venerabile. Per i fedeli, questo appellativo risuona come quello della madre di Dio in persona. Il poeta la saluta chiamandola beata e si domanda in modo retorico quale altro nome di una creatura mortale possa mai essere paragonato al suo o anche solo avvicinarsi alla sua immensa grandezza. Si chiede in quale epoca buia e incivile questo nome, così dolce da pronunciare, sia mai stato taciuto, o in quale generazione un figlio non lo abbia imparato dalle labbra del proprio padre.
La narrazione si allarga assumendo dimensioni geografiche universali. L’autore si domanda quali montagne o quali specchi d’acqua non abbiano mai sentito invocare questa parola. Sottolinea che non solo il vecchio continente, la terra antica, ospita i suoi templi, ma anche il nuovo mondo, quello che il navigante Cristoforo Colombo aveva intuito e scoperto, nutre e accoglie innumerevoli fedeli. Prosegue chiedendosi in quali terre selvagge o al di là di quali mari si possano cogliere fiori dai nomi tanto barbari da non conoscere la soglia benedetta dei suoi altari miti e accoglienti. Si rivolge a lei ammirando i bellissimi appellativi, come Vergine, Signora e Tuttasanta, che ogni lingua del mondo le riserva per onorarla. Sottolinea inoltre che più di una nazione orgogliosa e potente si vanta di essere posta sotto la sua dolce e inespugnabile protezione.
Il testo si concentra successivamente sulla presenza pervasiva della fede nella quotidianità. Il bronzo delle campane la saluta regolarmente, invitando le folle devote a onorarla in tre momenti precisi: all’alba quando nasce il giorno, a mezzogiorno quando il sole è al suo apice, e al tramonto quando la luce svanisce. Nel buio e nelle paure insondabili della notte, il bambino piccolo pronuncia il suo nome per trovare coraggio. Allo stesso modo, a lei ricorre tremante il marinaio quando la burrasca si ingrossa e ruggisce minacciosa come una belva. La donna umile ed emarginata si appoggia al suo petto regale per versare le proprie lacrime, che la società considera prive di alcun valore, e confida alla Vergine immortale tutti i dolori della propria anima. Ella ascolta le preghiere e i lamenti in modo del tutto diverso dalle logiche spietate del mondo, poiché non giudica il dolore dei poveri e dei potenti applicando le distinzioni crudeli tipiche degli esseri umani.
Il poeta ricorda che anche la madre di Dio, un tempo, ha conosciuto l’esperienza straziante del pianto terreno, e afferma che non arriverà mai il giorno in cui l’oblio potrà cancellare questo ricordo formidabile. Nonostante siano trascorsi innumerevoli secoli, se ne parla ancora ogni singolo giorno e in ogni parte del mondo si piange per le sue sofferenze. Contemporaneamente, la terra continua a rallegrarsi per ogni sua gioia come se si trattasse di un evento accaduto in tempi recenti. Tutto questo è avvenuto perché la Vergine doveva essere la prima tra tutte le creature a essere lodata qui sulla terra, e perché al Signore piacque innalzare alla massima vetta della gloria questa umile fanciulla ebrea.
Nella parte conclusiva dell’inno sacro, Alessandro Manzoni si rivolge direttamente e con trasporto al popolo d’Israele, descritto come caduto nell’estrema rovina e logorato da una lunghissima dispersione. Domanda loro se colei che oggi viene tanto onorata non provenga proprio dalla loro stessa stirpe e dalla loro antica fede. Ricorda che la sua discendenza deriva direttamente dalla dinastia del re Davide e che il pensiero degli antichi profeti ebrei era rivolto proprio a lei quando annunciavano la vittoria della purezza e i trofei verginali innalzati in segno di trionfo definitivo sopra le potenze oscure degli inferi. L’autore esorta infine il popolo a rivolgere le proprie preghiere alla Vergine affinché possa salvarli, poiché ella offre sempre scampo a chi le appartiene. L’inno si chiude con un saluto grandioso che la definisce Rosa mistica, Stella che salva i naviganti in pericolo, gloriosa e splendente come la luce del sole, ma allo stesso tempo temibile e invincibile come un esercito schierato in campo di battaglia.
La trasposizione strettamente letterale e la decodifica filologica del testo composto da Alessandro Manzoni permettono allo studioso di comprendere a fondo la ricchezza del lessico impiegato e la precisione delle scelte semantiche. L’espressione iniziale descrive la fanciulla silenziosa che sosta su una imprecisata pendice di un monte solitario ed eremitico, definito letteralmente come ermo monte. Rapita dal profetico mistero, ella dichiara che tutte le nazioni della terra la riterranno beata. Il testo si concentra successivamente sulla quotidianità del rito corale. Attraverso l’uso continuato del pronome di seconda persona, si afferma che il bronzo, termine che indica in metonimia il metallo della campana, saluta la divinità invitando le folle devote, definite come turbe pie, a partecipare al culto pubblico durante l’alba, il tramonto e il momento esatto in cui il sole giunge a metà della sua corsa.
Proseguendo nella conversione in prosa, lo scrittore milanese utilizza la precisa espressione veglia bruna per indicare la cupezza e l’oscurità del tempo notturno, durante il quale il bambino chiama in suo soccorso il nome protettivo per esorcizzare le proprie fobie. Estremamente cruda e rigorosa risulta la descrizione della tempesta in mare aperto. Il sostantivo fortuna non assume in questo contesto il significato moderno di buona sorte, ma conserva la sua antichissima accezione latina e marinaresca di burrasca spaventosa, destino avverso e violenta perturbazione che si ingrossa e fa rumore paragonabile a un ruggito. In chiusura, Alessandro Manzoni utilizza il termine femminetta privandolo di ogni connotazione dispregiativa, caricandolo invece di una struggente e umana tenerezza per indicare la donna debole e ignorata. Costei deposita la sua spregiata lagrima, ovvero un pianto ritenuto di nessun valore dalla società superba e materialista, nel sen regale della madre di Dio, ragionando in modo diretto e intimo con la beata riguardo alla propria inesorabile miseria.
Testo
Tacita un giorno a non so qual pendice
salia d’un fabbro nazaren la sposa;
salia non vista alla magion felice
d’una pregnante annosa;
e detto salve a lei, che in reverenti
accoglienze onorò l’inaspettata,
Dio lodando, sclamò: Tutte le genti
mi chiameran beata.
Deh! con che scherno udito avria i lontani
presagi allor l’età superba! Oh tardo
nostro consiglio! oh degl’intenti umani
antiveder bugiardo!
Noi testimoni che alla tua parola
ubbidiente l’avvenir rispose,
noi serbati all’amor, nati alla scola
delle celesti cose,
noi sappiamo, o Maria, ch’Ei solo attenne
l’alta promessa che da Te s’udìa,
Ei che in cor la ti pose: a noi solenne
è il nome tuo, Maria.
A noi Madre di Dio quel nome sona:
salve beata! che s’agguagli ad esso
qual fu mai nome di mortal persona,
o che gli vegna appresso?
Salve beata! in quale età scortese
quel sì caro a ridir nome si tacque?
in qual dal padre il figlio non l’apprese?
quai monti mai, quali acque
non l’udiro invocar? La terra antica
non porta sola i templi tuoi, ma quella
che il Genovese divinò, nutrica
i tuoi cultori anch’ella.
In che lande selvagge, oltre quai mari
di sì barbaro nome fior si coglie,
che non conosca de’ tuoi miti altari
le benedette soglie?
O Vergine, o Signora, o Tuttasanta,
che bei nomi ti serba ogni loquela!
più d’un popol superbo esser si vanta
in tua gentil tutela.
Te, quando sorge, e quando cade il die,
e quando il sole a mezzo corso il parte,
saluta il bronzo che le turbe pie
invita ad onorarte.
Nelle paure della veglia bruna,
Te noma il fanciulletto; a Te, tremante,
quando ingrossa ruggendo la fortuna,
ricorre il navigante.
La femminetta nel tuo sen regale
la sua spregiata lacrima depone,
e a Te beata, della sua immortale
alma gli affanni espone;
a Te che i preghi ascolti e le querele,
non come suole il mondo, né degl’imi
e de’ grandi il dolor col suo crudele
discernimento estimi.
Tu pur, beata, un dì provasti il pianto;
né il dì verrà che d’oblianza il copra:
anco ogni giorno se ne parla; e tanto
secol vi corse sopra.
Anco ogni giorno se ne parla e plora
in mille parti; d’ogni tuo contento
teco la terra si rallegra ancora,
come di fresco evento.
Tanto d’ogni laudato esser la prima
di Dio la Madre ancor quaggiù dovea;
tanto piacque al Signor di porre in cima
questa fanciulla ebrea.
O prole d’Israello, o nell’estremo
caduta, o da sì lunga ira contrita,
non è Costei che in onor tanto avemo,
di vostra fede uscita?
Non è Davidde il ceppo suo? Con Lei
era il pensier de’ vostri antiqui vati,
quando annunziaro i verginal trofei
sopra l’inferno alzati.
Deh! a Lei volgete finalmente i preghi,
ch’Ella vi salvi, Ella che salva i suoi;
e non sia gente né tribù che neghi
lieta cantar con noi:
salve, o degnata del secondo nome
o Rosa, o Stella ai periglianti scampo,
inclita come il sol, terribil come
oste schierata in campo.
Messaggio pubblicitario
Contesto Storico
La Composizione del Secondo Inno
La genesi del componimento Il nome di Maria si colloca in una fase di straordinaria intensità e di febbrile attività intellettuale per Alessandro Manzoni. Tra il novembre 1812 e l’aprile 1813, a soli pochi mesi di distanza dalla stesura del primo inno intitolato La Risurrezione, lo scrittore sente l’urgenza teologica e morale di affrontare il mistero dell’incarnazione attraverso la figura cardine che ha reso possibile l’irruzione del divino nella storia umana. Questo periodo di fervente produzione poetica si inquadra in un momento in cui l’autore è costantemente impegnato a consolidare e a definire i tratti della propria rinascita spirituale, abbandonando definitivamente le suggestioni della letteratura laica giovanile. La lirica in questione non nasce come una stanca e ripetitiva devozione privata, ma come un solido manifesto ideologico, in cui l’esaltazione della Vergine diventa l’occasione per formulare una potentissima riflessione sulla relatività del potere umano, in chiara e voluta contrapposizione all’illusione di onnipotenza generata dal regime napoleonico che dominava Milano in quegli anni.
Il Culto Mariano e la Fede
In questo inno, Alessandro Manzoni riabilita e conferisce massima dignità letteraria al culto mariano popolare, una pratica che durante l’Illuminismo e nei primi anni del razionalismo europeo era stata spesso bollata come volgare superstizione per le masse ignoranti. L’autore si distacca nettamente dall’impostazione elitaria dei philosophes e degli intellettuali milanesi del circolo de Il Caffè che avevano influenzato la sua infanzia. Attraverso la figura di Maria di Nazaret, il poeta individua il tratto distintivo di un cattolicesimo fondato sulla pietà, sull’accoglienza incondizionata del limite mortale e sulla totale condivisone delle sofferenze umane. La religione non viene più indagata come un sistema di speculazioni filosofiche astratte, ma come un sentimento vivo, incarnato nelle fatiche quotidiane, che fornisce una risposta concreta al bisogno atavico di protezione avvertito dai membri più deboli e indifesi dell’intera scala sociale.
Analisi
La Profezia e il Rovesciamento delle Gerarchie
L’analisi profonda dell’architettura logica dell’opera di Alessandro Manzoni rivela un continuo, sistematico e inesorabile capovolgimento delle prospettive umane. Il poeta utilizza la profezia pronunciata dalla fanciulla ebrea come uno spartiacque decisivo tra la storia passata, segnata dalla legge del più forte, e la storia futura, illuminata dal messaggio della grazia. Il testo demolisce con chirurgica precisione il mito dei grandi condottieri e dei fondatori di imperi: i loro nomi altisonanti, scolpiti nel marmo e forgiati nel bronzo, sono stati inesorabilmente cancellati dal tempo, ridotti al silenzio e dimenticati dalla memoria delle generazioni. Al contrario, l’identità silenziosa di una donna ignorata dalla storiografia ufficiale ha attraversato i millenni, diventando un faro inestinguibile. Questo rovesciamento sottolinea l’inconsistenza assoluta della superbia umana e l’eterna durata della virtù basata sull’umiltà estrema e sulla fedeltà obbediente al disegno di Dio.
Il Nome Come Rifugio e Potenza
Nel componimento di Alessandro Manzoni, il nome della Vergine non rappresenta un semplice appellativo o un comodo espediente narrativo, ma assume la consistenza di una vera e propria presenza fisica e operante all’interno della società. L’atto stesso di invocare Maria di Nazaret coincide con la salvezza psicologica, morale e talvolta fisica di chi pronuncia tale supplica. Il poeta compie un accuratissimo esame delle paure primordiali che affliggono l’essere umano, identificandole nel terrore del buio notturno, nell’imprevedibilità dirompente e distruttiva della natura in tempesta e nell’indifferenza spietata della struttura sociale verso le miserie dei più deboli. Il nome santo funge da unico scudo contro questa ineluttabile desolazione, trasformandosi in una cittadella inespugnabile in cui gli afflitti possono trovare non soltanto un passivo conforto, ma anche la forza morale e la dignità inestimabile necessarie per affrontare l’immane peso della sopravvivenza terrena.
Temi e Significati
L’Esaltazione degli Umili
Il concetto teologico e civile dell’esaltazione delle classi umiliati e offese costituisce il nucleo fondante del messaggio manzoniano. In perfetta coerenza con i dettami del pensiero cristiano e anticipando il tema che diverrà la struttura portante del romanzo I promessi sposi, il poeta proclama in versi che i poveri non sono affatto gli scarti della grande storia umana. Al contrario, figure emarginate, indifese e disprezzate, come la femminetta in lacrime o il navigante in preda al terrore per la burrasca, si ergono a veri protagonisti del dramma umano descritto dall’autore, in quanto dotati della purezza di cuore indispensabile per poter dialogare apertamente con la dimensione divina. La miseria economica, l’abbandono e lo spregio della società ricca si trasformano paradossalmente nel lasciapassare spirituale essenziale per poter accedere alla benevolenza compassionevole della madre celeste.
L’Eredità del Messaggio Evangelico
L’altro grande polo tematico affrontato minuziosamente nell’inno è rappresentato dall’impatto dirompente del messaggio evangelico sulle consuetudini della civiltà occidentale. Attraverso l’opera Il nome di Maria, lo scrittore intende dimostrare, senza utilizzare l’enfasi artificiale del proselitismo, come il cattolicesimo abbia modellato le abitudini, il tempo e la percezione del mondo della stragrande maggioranza della popolazione. L’alternanza ritmica del giorno segnato dal rintocco delle campane costituisce la prova evidente di come la sacralità abbia impregnato la quotidianità del lavoro rurale e dell’esistenza umana. La fede non si manifesta in prodigi spettacolari o apparizioni clamorose, ma vive nel tessuto invisibile della routine quotidiana, offrendo all’umanità una costante iniezione di incorruttibile serenità per tollerare il dolore e la durezza delle leggi del mondo.
Messaggio pubblicitario
Forma Poetica
Metrica e Architettura del Testo
Per affrontare il monumentale compito di cantare l’umiltà trionfante, Alessandro Manzoni predispone un impianto metrico rigoroso, severo ed estremamente innovativo. Il testo è organizzato con una successione calcolata di strofe composte da versi endecasillabi e settenari alternati in maniera sapiente. Questa scelta strutturale non è dettata da una vuota ricerca dell’eleganza estetica, ma da una precisa e inflessibile volontà narrativa e stilistica. La regolarità della struttura strofica impedisce al testo di disperdersi nell’effusione sentimentale sregolata, offrendo invece un telaio molto solido e cadenzato che mima perfettamente l’incedere progressivo e imponente del tempo e delle antiche generazioni narrate dalla voce lirica. Il periodare si allunga e si distende frequentemente su più versi attraverso la sapiente tecnica dell’enjambement, conferendo al componimento il ritmo tipico del testo sacro e la sacralità misurata dell’inno liturgico recitato da una comunità concorde.
Lessico Solenne e Accessibile
L’altissimo magistero stilistico raggiunto in questa fase da Alessandro Manzoni si svela prepotentemente nella calibrata e studiatissima selezione del vocabolario impiegato. Benché l’autore utilizzi ampiamente e consapevolmente latinismi, termini solenni propri della tradizione classica e inversioni sintattiche che conferiscono estrema gravità al messaggio religioso, egli si sforza contemporaneamente di innestare nel tessuto poetico vocaboli tratti dall’uso vivo e concreto delle popolazioni. Accanto a parole arcaiche, classiche ed auliche compaiono, non a caso, termini popolari carichi di umanità dimessa come femminetta, fanciulletto o turbe. Questa magistrale mescolanza di registri linguistici e sociali non genera confusione strutturale, ma nobilita la condizione precaria dei personaggi più miseri della società, innalzandoli allo stesso medesimo livello letterario degli eroi omoerici, anticipando concretamente la profonda rivoluzione linguistica e democratica che l’autore imporrà decenni più tardi all’intera nazione.
Riassunto Lampo
La lirica concepita da Alessandro Manzoni analizza il capovolgimento di tutte le gerarchie storiche attraverso la potenza salvifica del nome della Vergine. Mentre il tempo inesorabile cancella la gloria, l’arroganza e i titoli superbi dei dominatori dell’antichità, la sconosciuta ragazza della Palestina diviene nel corso dei secoli il rifugio universale e incrollabile per tutta l’umanità addolorata. Il poeta descrive come la madre di Dio venga invocata nel battito quotidiano scandito dal suono delle campane e come la sua presenza confortatrice venga ricercata dalle fasce più povere e indifese della società, a cominciare dal bambino impaurito dal buio della notte per giungere al marinaio atterrito dalle burrasche, fino alla donna umiliata dal peso infinito della propria miseria sociale.
Cosa Ricordare
Allo studioso impegnato in un’esegesi profonda della poetica di Alessandro Manzoni è richiesto di focalizzare in maniera inequivocabile l’attenzione sull’uso del contrasto estremo come veicolo teologico fondamentale di questa lirica. Si deve evidenziare nitidamente la voluta e brutale opposizione tra la violenza ingiusta e inefficace della forza armata terrena e l’immensa e immortale forza della preghiera e dell’umiltà. Occorre inoltre comprendere a fondo e memorizzare la centralità conferita alle classi subalterne e ignorate dai potenti: il poeta innalza coloro che subiscono passivamente l’esclusione sociale a interlocutori privilegiati dell’entità divina, trasformando così la poesia religiosa in un documento di dirompente indagine sulla vera natura della dignità umana.
Immagini Simboliche
Le Madri e il Lutto
Uno degli elementi visivi e iconografici centrali attorno a cui ruota l’intero asse tematico de Il nome di Maria elaborato da Alessandro Manzoni è l’immagine archetipica della madre che condivide profondamente la sofferenza universale. Il seno regale della Vergine, che ha sperimentato l’infinito e umanissimo dolore di vedere torturato e crocifisso il proprio figlio sul monte Calvario, perde per sempre i tratti della maestà distante e divina per diventare un asilo accogliente, caldo e accessibile. Questa rappresentazione abbatte ogni possibile barriera concettuale tra la divinità inarrivabile e la povera donna del popolo: quest’ultima, depositaria di lacrime spregiate che la cinica società ritiene indegne di qualsiasi interesse, trova nella madre di Gesù una confidente perfetta e compassionevole in grado di comprendere e asciugare il pianto degli esclusi dal consesso umano.
L’Altare e la Gloria
Un’altra chiave di lettura figurativa assai rilevante e imprescindibile è il progressivo mutamento dei simboli associati alla regalità e alla devozione di massa. Le folle pie e obbedienti, un tempo descritte come spaventate e costrette ad assistere alla spietata e cruenta parata dei condottieri pagani in trionfo verso il baratro dell’oblio eterno, vengono ora sostituite e convertite dal poeta in turbe oranti, illuminate, raccolte e pacifiche, le quali accorrono volontariamente al suono pacificatore del bronzo delle campane delle chiese. Il fasto dorato, illusorio e opprimente dell’altare imperiale viene radicalmente decostruito e sostituito dalla sobria, inesauribile e pervasiva presenza del conforto divino all’interno del tempo e dello spazio vissuti dagli umili.
Collegamenti Utili
Per giungere a una decifrazione organica e intellettualmente completa della concezione manzoniana della storia e del fato umano, appare assolutamente imprescindibile operare un raffronto analitico con l’intera galassia delle opere in prosa e delle composizioni religiose firmate da Alessandro Manzoni. Risulta indispensabile la lettura comparata del capolavoro narrativo e fondativo de I promessi sposi, opera in cui le dinamiche riguardanti il riscatto degli innocenti ignorati dal mondo – palesi e preminenti nelle vite dei due filatori Renzo Tramaglino e Lucia Mondella – trovano uno sviluppo epico e grandioso. Allo stesso modo, è consigliato vivamente lo studio accurato delle altre tessere della raccolta poetica, dal giubilo incalzante de La Risurrezione al mistero dell’incarnazione raccontato ne Il Natale, per poter tracciare con assoluto rigore e fondamento filologico l’evoluzione artistica del pensiero cristiano dello scrittore.
Messaggio pubblicitario
FAQ
Perché Alessandro Manzoni dedica il secondo componimento della raccolta proprio alla Vergine Maria? Il poeta sceglie di focalizzare l’attenzione teologica su di lei poiché ne individua la figura chiave per scardinare le convenzioni e i valori superbi del mondo antico. La ragazza di Nazaret incarna in modo assoluto e radicale il concetto fondativo per cui l’umiltà estrema, il dolore nascosto e l’obbedienza totale al disegno divino sopravvivono intatti alla corrosione inesorabile del tempo e degli eventi, superando la falsa gloria dei conquistatori laici.
In che modo il testo poetico affronta il tema dello scorrere del tempo e dell’oblio umano? Alessandro Manzoni adotta una visione storiografica molto severa e amara della potenza politica mondana. Egli insiste nel descrivere in versi il destino ineluttabile di caduta nel silenzio e nell’anonimato totale che colpisce sistematicamente e implacabilmente tutti i nomi illustri dell’antichità classica. Dimostra così come la potenza fondata solamente sulle armi, sul potere materiale e sulla violenza, pur apparendo titanica ed eterna in vita, si riveli alla fine un guscio vuoto privo di autentica consistenza ed eternità.
Chi sono i veri destinatari e protagonisti impliciti e salvati presenti in questo inno sacro? I veri e unici depositari del messaggio divino e dell’amore filiale cantati in questa opera sono gli ultimi della scala sociale, le persone emarginate e indifese contro le tragedie ineluttabili. Le figure ritratte dal poeta come il bambino terrorizzato dal buio e il marinaio intrappolato dalla burrasca indomabile in mare aperto diventano nel testo il simbolo inequivocabile dell’immensa miseria morale, fisica ed economica dell’esistenza terrena, un peso schiacciante sopportabile unicamente tramite l’aggrapparsi fiducioso alla promessa divina di salvezza in un’altra dimensione.
Come viene spiegata dallo scrittore l’influenza inarrestabile del culto mariano nella vita della gente comune? L’autore chiarisce con formidabile acume sociologico che la presenza della preghiera rivolta alla figura celeste permea capillarmente, e con straordinaria costanza e ritmicità, la scansione dell’intera esistenza rurale e urbana dei popoli occidentali. Il richiamo ininterrotto delle campane che invitano al raccoglimento tre volte nell’arco delle dodici ore diurne trasforma una pratica di preghiera isolata e occasionale in una struttura etica fissa e comunitaria che sorregge l’intera architettura umana, impedendo al genere umano di farsi soverchiare incondizionatamente dalla brutalità dei rapporti sociali in cui vige la legge spietata del sopruso.
Qual è l’immagine emotivamente e poeticamente più formidabile dell’intero finale del testo? La scena lirica maggiormente in grado di suscitare autentica partecipazione umana risulta quella in cui la madre, sdegnata ed esclusa dal consorzio umano arrogante ed egoista, che il poeta definisce teneramente con l’appellativo di femminetta, si avvicina al seno accogliente e regale della madre di Dio per confessarle le pene e depositare le proprie lacrime ignorate. Tale raffigurazione condensa ed esprime magistralmente la funzione fondamentale della religione cristiana delineata dallo scrittore di Milano, concepita come l’unica forza capace di restituire la dignità sacra a ogni dolore e lacrima versata da mani invisibili.
Leggi su successeoggi.it la Biografia di Alessandro Manzoni
Per approfondire su Amazon.
Altre poesie di Alessandro Manzoni presenti nel nostro archivio:
-
Adda (Idillio a Vincenzo Monti)
Un idillio giovanile in cui Alessandro Manzoni dialoga con il…
-
Alla Musa
Una lirica giovanile di Alessandro Manzoni che invoca la Musa…
-
Del trionfo della libertà – Canto I
Il Canto I di Del trionfo della libertà apre il…
-
Del trionfo della libertà – Canto II
Il Canto II di Del trionfo della libertà è un…
-
Del trionfo della libertà – Canto III
Il Canto III di Del trionfo della libertà è uno…
-
Del trionfo della libertà – Canto IV
Il Canto IV di Del trionfo della libertà mostra il…
-
Il cinque maggio
Il cinque maggio di Alessandro Manzoni è un’ode civile dedicata…
-
Il Natale
Analisi storiografica, parafrasi letterale de Il Natale composto da Alessandro…
-
Il Natale del 1833
Meditazione intensa e dolorosa, Il Natale del 1833 di Alessandro…
-
Il nome di Maria
Meditazione intima e raccolta, Sul nome di Maria di Alessandro…
Altre poesie dello stesso Genere presenti nel nostro archivio:
-
Cantico delle Creature
Analisi completa del Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi,…
-
Il Natale
Analisi storiografica, parafrasi letterale de Il Natale composto da Alessandro…
-
Il Natale del 1833
Meditazione intensa e dolorosa, Il Natale del 1833 di Alessandro…
-
Il nome di Maria
Meditazione intima e raccolta, Sul nome di Maria di Alessandro…
-
La Passione
La Passione di Alessandro Manzoni è uno degli inni più…
-
La Pentecoste
Analisi e parafrasi de La Pentecoste di Alessandro Manzoni. Il…
-
La risurrezione
In La risurrezione, Alessandro Manzoni racconta il momento in cui…
-
Movesi il vecchierel canuto… (Canzoniere – XVI)
Un pellegrino anziano si mette in cammino verso Roma per…
-
Padre del ciel… (Canzoniere – LXII)
Un sonetto del Canzoniere in cui Francesco Petrarca si rivolge…
-
Vergine bella, che di sol vestita…
Preghiera mariana del Canzoniere in cui Francesco Petrarca si rivolge…


Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.