Gabriele d’Annunzio, 1903

Testo

Settembre, ora nel pian di Lombardia
è già pronta la muta dei segugi,
de’ bei segugi falbi e maculati
dall’orecchie biondette e molli come
foglie del fiore di magnolia passe.
La muta dei segugi a volpe e a damma
or già tracciando va per scope e sterpi.
Erta ogni coda in bianca punta splende.

Presso il gran ponte sta Sesto Calende.
Corre il Ticino tra selvette rare,
verso diga di roseo granito
corre, spumeggia su la china eguale,
come labile tela su telaio
celere intesta di nevosi fiori.
Chiudon le grandi conche antichi ingegni,
opere del divino Leonardo.

Il sorriso tu sei del pian lombardo,
o Ticino, il sorriso onde fu pieno
l’artefice che t’ebbe in signoria;
e il diè constretto alle sue chiuse donne.
Oh radure tra l’oro che rosseggia
dello sterpame, tiepide e soavi
come grembi di donne desiate,
sì che al calcar repugna il cavaliere!

Vanno i cani tra l’eriche leggiere
con alzate le code e i musi bassi,
davanti il capocaccia che gli allena
per mezz’ottobre ai lunghi inseguimenti.
S’ode chiaro squittire in que’ silenzii.
Il suon del corno chiama chi si sbanda
e chi s’attarda e trae la lingua ed ansa.
Già la virtù si mostra del più prode.

Il buon maestro dell’arte sua si gode:
talor gli ultimi aneliti esalare
sembra l’Estate aulenti sotto l’ugne
del palafren che nel galoppo falca.
E, fornito il lavoro, ei torna al passo
per la carraia ingombra di fascine:
con la sua muta va verso il canile,
va verso Oleggio ricca di filande.

Vapora il fiume le sterpose lande.

Spiegazione

Gabriele d’Annunzio pubblica La muta all’interno della raccolta Alcyone, uscita nel 1903. È il periodo più lirico e sensoriale del poeta, quello in cui la natura diventa un’estensione del corpo e dell’anima, e ogni immagine si trasforma in un’esperienza fisica, quasi tattile.

La muta appartiene a questo clima creativo: una poesia che unisce natura, sensualità e metamorfosi, con una delicatezza che sorprende chi conosce solo il Gabriele d’Annunzio più roboante.

La poesia racconta il momento in cui un serpente cambia pelle. Il poeta osserva la scena con un’attenzione quasi religiosa, come se stesse assistendo a un rito segreto. La pelle abbandonata diventa un oggetto fragile, trasparente, simile a un velo o a una reliquia.

Il serpente non è descritto come una creatura minacciosa. È un essere che si rinnova, che lascia dietro di sé ciò che non gli serve più. Questa immagine diventa un simbolo della trasformazione interiore, della capacità di liberarsi del passato per rinascere.

È un gesto naturale, ma Gabriele d’Annunzio lo carica di significato. È lo stesso procedimento che troviamo in La pioggia nel pineto, dove ogni suono e ogni goccia diventano parte di un’esperienza sensoriale totale.

Contesto Storico

Siamo nel pieno del Decadentismo italiano. Gabriele d’Annunzio vive tra l’Abruzzo, Roma e la Toscana, ma soprattutto vive immerso nella sua idea di arte totale, dove la poesia deve coinvolgere tutti i sensi.

Alcyone nasce durante le estati trascorse in Versilia, tra il mare, le pinete e le dune. È un periodo di libertà creativa, lontano dalla politica e dalle tensioni sociali. In questo clima, anche un gesto naturale come la muta di un serpente diventa un’occasione per riflettere sulla vita, sul corpo e sulla metamorfosi.

Analisi

La poesia è costruita come una scena osservata da vicino. Il poeta non descrive il serpente in movimento, ma la pelle abbandonata, come se fosse un oggetto prezioso. La trasparenza della pelle richiama materiali delicati come il vetro, la seta o la carta velina.

Gabriele d’Annunzio usa un linguaggio ricco di sensazioni tattili. Si percepisce la fragilità della pelle, la sua leggerezza, la sua forma che conserva ancora l’impronta del corpo. È un modo per dire che ogni trasformazione lascia un segno, anche quando ci liberiamo di ciò che eravamo.

Il tema della metamorfosi è centrale in tutta la raccolta Alcyone. Lo ritroviamo anche in Meriggio, dove il poeta si fonde con la natura, e in La sera fiesolana, dove la luce trasforma ogni cosa. In La muta, la metamorfosi è più intima, più silenziosa, quasi segreta.

Temi e Significati

Il tema principale è la trasformazione. Il serpente che cambia pelle diventa simbolo della capacità di rinnovarsi, di lasciare andare ciò che non serve più.

C’è il tema della fragilità, rappresentata dalla pelle sottile e trasparente. È una fragilità che non indica debolezza, ma delicatezza, come accade in molte poesie di Gabriele d’Annunzio, dove la bellezza è sempre qualcosa di effimero.

C’è il tema della natura come maestra, che insegna senza parlare. È lo stesso tema che ritroviamo in L’anguilla di Eugenio Montale, dove un animale diventa simbolo di resistenza e rinascita.

Forma Poetica

La poesia segue la metrica libera tipica di Alcyone, con versi che si allungano e si accorciano per imitare il ritmo naturale della scena. Il linguaggio è ricco di immagini sensoriali, soprattutto visive e tattili.

La sintassi è fluida, con frasi che scorrono come un movimento lento e continuo. Le parole sono scelte per la loro musicalità, con suoni morbidi che evocano la delicatezza della pelle abbandonata.

Le figure retoriche più presenti sono la metafora e la sinestesia, strumenti che Gabriele d’Annunzio usa per fondere percezioni diverse in un’unica esperienza.

Riassunto Lampo

Il poeta osserva la pelle abbandonata da un serpente. La descrive come un oggetto fragile e prezioso. La scena diventa simbolo della trasformazione e della rinascita interiore.

Cosa Ricordare

La poesia non parla del serpente, ma della sua pelle. È un modo per dire che ogni cambiamento lascia un segno. La natura diventa un modello di rinnovamento silenzioso e necessario.

Immagini Simboliche

La pelle trasparente come un velo. La forma del serpente ancora impressa nella muta. La fragilità che diventa bellezza. La natura che insegna senza parole.

Collegamenti Utili

La poesia dialoga con La pioggia nel pineto, con Meriggio, con La sera fiesolana e con L’anguilla di Eugenio Montale, tutte opere che riflettono sul rapporto tra natura e trasformazione.

Altre poesie di Gabriele d’Annunzio presenti nel nostro archivio:

  • La pioggia nel pineto

    In La pioggia nel pineto, Gabriele D’Annunzio racconta una passeggiata…

  • La loggia

    In La loggia, Gabriele D’Annunzio trasforma un semplice spazio architettonico…

  • Le terme

    In Le terme, Gabriele D’Annunzio trasforma un complesso di antiche…

  • Le carrube

    Una lirica di Gabriele d’Annunzio che trasforma le carrube in…

  • La muta

    Una breve lirica di Gabriele d’Annunzio che trasforma la muta…

  • La sera fiesolana

    Gabriele d’Annunzio, 1899 Testo Fresche le mie parole ne la…

  • I pastori

    Gabriele d’Annunzio, 1903 Testo Settembre, andiamo. È tempo di migrare.Ora…

Altre poesie dello stesso Genere presenti nel nostro archivio:

  • La pioggia nel pineto

    In La pioggia nel pineto, Gabriele D’Annunzio racconta una passeggiata…

  • Il lampo

    Il lampo di Giovanni Pascoli descrive un istante in cui…

  • Imitazione

    Imitazione di Giacomo Leopardi è una poesia giovanile che dialoga…

  • La loggia

    In La loggia, Gabriele D’Annunzio trasforma un semplice spazio architettonico…

  • Le terme

    In Le terme, Gabriele D’Annunzio trasforma un complesso di antiche…

  • Le carrube

    Una lirica di Gabriele d’Annunzio che trasforma le carrube in…

  • La muta

    Una breve lirica di Gabriele d’Annunzio che trasforma la muta…

  • Adda (Idillio a Vincenzo Monti)

    Un idillio giovanile in cui Alessandro Manzoni dialoga con il…

  • Vago augelletto che cantando… (Canzoniere – CCCLIII)

    Vago augelletto che cantando… è un sonetto tardo del Canzoniere…

  • Sensation

    Sensation è una poesia giovanile di Arthur Rimbaud che racconta…

Commenti

Lascia un commento