La sera fiesolana

Gabriele d’Annunzio, 1899

Testo

Fresche le mie parole ne la sera
ti sien come il fruscìo che fan le foglie
del gelso ne la man di chi le coglie
in silenzio e s’attarda nel lavoro
lento su l’alta scala che s’annera
mentre la Luna è prossima a le soglie
azzurre e par che innanzi a sé distenda un velo
ove il nostro sogno si giace
e par che la campagna già si senta
da lei sommersa nel notturno gelo
e da lei beva la sperata pace
senza mutar voce.

Laudata sii pel tuo viso di perla,
o Sera, e pe’ tuoi grandi umidi occhi ove si tace
l’acqua del cielo!

Dolci le mie parole ne la sera
ti sien come la pioggia che freatina,
tepida e fuggitiva, ha pianto addio
al giugno su le soglie ottonine
su le messi che i falciatori hanno già mietute,
mentre il colore del fieno già si discolora
e si fa bruno,
mentre il pino si copre di nuovi aghi
che più l’azzurro del cielo ne riga;
mentre su i poggi l’ulivo si fa d’argento,
pallido e curvo sotto il peso delle sue bacche
che son quasi un pianto
e la terra ne sente una dolcezza.

Laudata sii per le tue vesti aulenti,
o Sera, e pel cinto che ti cinge come l’aureola
della luna il monte!

Io ti dirò verso quali reami
d’amor ci chiami il fiume, le cui fonti
eterne a l’ombra de gli antichi rami
parlano nel mistero delle sacre rive;
e ti dirò per qual segreto
le colline su l’orizzonte s’incurvino
come labbra che un divieto
chiuda, e perché la volontà di dire
le faccia belle
oltre ogni umano desiderio,
e nel silenzio lor sempre novelle
consolatrici, sì che pare
che ogni sera l’anima le possa amare
di un amor più forte.

Laudata sii per la tua pura morte,
o Sera, e per l’attesa che in te fa palpitare
le prime stelle!

Spiegazione

La poesia è stata composta da Gabriele d’Annunzio nel giugno del 1899. È stata successivamente inserita nella raccolta intitolata Alcyone, pubblicata nel 1903, che rappresenta uno dei vertici della produzione poetica dell’autore.

Il componimento descrive il passaggio dal crepuscolo alla notte tra le colline di Fiesole, vicino a Firenze. Gabriele d’Annunzio si rivolge a una figura femminile, identificata storicamente con l’attrice Eleonora Duse, per raccontarle la bellezza di questo momento di transizione. La poesia non narra una storia nel senso tradizionale del termine, ma descrive sensazioni.

Nella prima parte, l’autore paragona le sue parole al fruscio delle foglie di gelso raccolte da un contadino. È un’immagine che richiama la fatica lenta e silenziosa.

Successivamente, si passa alla descrizione della pioggia di giugno, definita “freatina” (un termine tecnico che indica le acque che si trovano nel sottosuolo, qui usato poeticamente per descrivere una pioggia leggera che sembra sorgere dalla terra stessa), che rinfresca la natura e cambia i colori delle piante, come il pino o l’olivo.

Infine, il poeta promette di rivelare i segreti della natura, spiegando perché le colline abbiano forme così dolci, simili a labbra che vorrebbero parlare ma rimangono in silenzio.

Contesto Storico

L’opera nasce in un periodo di grande fervore artistico per Gabriele d’Annunzio, durante il suo soggiorno alla Villa della Capponcina a Settignano.

In questi anni, il poeta vive una profonda immersione nella natura toscana e una intensa relazione con Eleonora Duse. Storicamente, siamo alla fine del XIX secolo, un’epoca caratterizzata dal Decadentismo.

Questo movimento artistico rifiutava la razionalità pura del positivismo per rifugiarsi nel mistero, nel simbolo e nella ricerca di sensazioni raffinate.

Gabriele d’Annunzio diventa il massimo esponente italiano di questa corrente, cercando di trasformare la propria vita e le proprie opere in un’esperienza estetica continua.

Analisi

L’analisi del testo rivela una struttura basata sulla musicalità. Gabriele d’Annunzio non vuole solo descrivere un paesaggio, ma vuole che il lettore “ascolti” la sera.

Un elemento centrale è il panismo (un termine che deriva dal dio greco Pan e indica la fusione totale dell’uomo con la natura). In questa poesia, la natura viene umanizzata e l’uomo si dissolve negli elementi naturali.

Ad esempio, la sera viene descritta come una donna con un “viso di perla” e “grandi umidi occhi”. Le colline assumono la forma di labbra. Questo processo serve a eliminare il confine tra il soggetto che guarda e l’oggetto guardato.

Un altro aspetto fondamentale è l’uso di termini “aulenti” (ovvero profumati o che emanano un odore gradevole), che coinvolgono il senso dell’olfatto, rendendo l’esperienza della lettura multisensoriale.

Il poeta si pone come un “vade” (una sorta di guida o profeta) capace di interpretare i segreti della natura che restano nascosti alla gente comune.

Temi e Significati

Il tema principale è la celebrazione della bellezza naturale e la sua capacità di dare pace all’anima umana. La sera non è vista come la fine della giornata, ma come un momento di attesa e di rivelazione.

La Sacralità: La struttura delle lodi, che interrompono la narrazione, conferisce alla sera un carattere divino. Il richiamo è diretto al Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi, ma qui la lode non è rivolta a Dio per le sue creature, bensì alla Natura stessa come entità superiore e sensuale.

La Pace: La natura che “beve la sperata pace” rappresenta il desiderio di serenità dell’uomo.

Il Mistero: Le colline che sembrano voler parlare ma restano chiuse da un “divieto” simboleggiano l’ineffabile, ovvero ciò che è così profondo da non poter essere espresso a parole.

Forma Poetica

La poesia è composta da tre strofe lunghe, ciascuna formata da quattordici versi di varia lunghezza (endecasillabi, novenari, settenari). Ogni strofa è seguita da una ripresa di tre versi, che inizia sempre con la formula “Laudata sii”.

Questa scelta metrica crea un ritmo molto fluido e musicale, lontano dalle rime rigide della tradizione precedente. L’uso frequente di allitterazioni (la ripetizione di suoni simili, come la “f” e la “s” nella prima strofa per imitare il fruscio) serve a rendere il testo quasi una composizione musicale.

La sintassi è complessa e ricca di subordinate, riflettendo il desiderio di Gabriele d’Annunzio di creare un linguaggio alto, raffinato e lontano dal parlato quotidiano.

Altre poesie di Gabriele d’Annunzio presenti nel nostro archivio:

  • La sera fiesolana

    Gabriele d’Annunzio, 1899 Testo Fresche le mie parole ne la…

  • I pastori

    Gabriele d’Annunzio, 1903 Testo Settembre, andiamo. È tempo di migrare.Ora…

Altre poesie dello stesso Genere presenti nel nostro archivio:

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *