Les petites vieilles

Charles Pierre Baudelaire, 1857

Testo

A Victor Hugo

I
Dans les plis sinueux des vieilles capitales,
Où tout, même l’horreur, tourne aux enchantements,
Je guette, obéissant à mes humeurs fatales,
Des êtres singuliers, décrépits et charmants.

Ces monstres disloqués furent jadis des femmes,
Eponine ou Lais! Monstres brisés, bossus
Ou tordus, aimons-les ! ce sont encor des âmes.
Sous des jupons troués et sous de froids tissus

Ils rampent, flagellés par les bises iniques,
Frémissant au fracas roulant des omnibus,
Et serrant sur leur flanc, ainsi que des reliques,
Un petit sac brodé de fleurs ou de rébus;

Ils trottent, tout pareils à des marionnettes;
Se traînent, comme font les animaux blessés,
Ou dansent, sans vouloir danser, pauvres sonnettes
Où se pend un Démon sans pitié! Tout cassés

Qu’ils sont, ils ont des yeux perçants comme une vrille,
Luisants comme ces trous où l’eau dort dans la nuit;
Ils ont les yeux divins de la petite fille
Qui s’étonne et qui rit à tout ce qui reluit.

Avez-vous observé que maints cercueils de vieilles
Sont presque aussi petits que celui d’un enfant?
La Mort savante met dans ces bières pareilles
Un symbole d’un goût bizarre et captivant,

Et lorsque j’entrevois un fantôme débile
Traversant de Paris le fourmillant tableau,
Il me semble toujours que cet être fragile
S’en va tout doucement vers un nouveau berceau;

A moins que, méditant sur la géométrie,
Je ne cherche, à l’aspect de ces membres discords,
Combien de fois il faut que l’ouvrier varie
La forme de la boîte où l’on met tous ces corps.

Ces yeux sont des puits faits d’un million de larmes,
Des creusets qu’un métal refroidi pailleta…
Ces yeux mystérieux ont d’invincibles charmes
Pour celui que l’austère Infortune allaita!

II
De Frascati défunt Vestale enamourée;
Prêtresse de Thalie, hélas ! dont le souffleur
Enterré sait le nom ; célèbre évaporée
Que Tivoli jadis ombragea dans sa fleur,

Toutes m’enivrent ; mais parmi ces êtres frêles
Il en est qui, faisant de la douleur un miel,
Ont dit au Dévouement qui leur prêtait ses ailes:
Hippogriffe puissant, mène-moi jusqu’au ciel!

L’une, par sa patrie au malheur exercée,
L’autre, que son époux surchargea de douleurs,
L’autre, par son enfant Madone transpercée,
Toutes auraient pu faire un fleuve avec leurs pleurs!

III
Ah ! que j’en ai suivi de ces petites vieilles!
Une, entre autres, à l’heure où le soleil tombant
Ensanglante le ciel de blessures vermeilles,
Pensive, s’asseyait à l’écart sur un banc,

Pour entendre un de ces concerts, riches de cuivre,
Dont les soldats parfois inondent nos jardins,
Et qui, dans ces soirs d’or où l’on se sent revivre,
Versent quelque héroisme au coeur des citadins.

Celle-là, droite encor, fière et sentant la règle,
Humait avidement ce chant vif et guerrier;
Son oeil parfois s’ouvrait comme l’oeil d’un vieil aigle;
Son front de marbre avait l’air fait pour le laurier!

IV
Telles vous cheminez, stoiques et sans plaintes,
A travers le chaos des vivantes cités,
Mères au coeur saignant, courtisanes ou saintes,
Dont autrefois les noms par tous étaient cités.

Vous qui fûtes la grâce ou qui fûtes la gloires,
Nul ne vous reconnaît ! un ivrogne incivil
Vous insulte en passant d’un amour dérisoire;
Sur vos talons gambade un enfant lâche et vil.

Honteuses d’exister, ombres ratatinées,
Peureuses, le dos bas, vous côtoyez les murs;
Et nul ne vous salue, étranges destinées!
Débris d’humanité pour l’éternité mûrs!

Mais moi, moi qui de loin tendrement vous surveille,
L’oeil inquiet, fixé sur vos pas incertains,
Tout comme si j’étais votre père, ô merveille!
Je goûte à votre insu des plaisirs clandestins:

Je vois s’épanouir vos passions novices;
Sombres ou lumineux, je vis vos jours perdus;
Mon coeur multiplié jouit de tous vos vices!
Mon âme resplendit de toutes vos vertus!

Ruines ! ma famille ! ô cerveaux congénères!
Je vous fais chaque soir un solennel adieu!
Où serez-vous demain, Èves octogénaires,
Sur qui pèse la griffe effroyable de Dieu?

Traduzione (Letterale)

Le piccole vecchie

A Victor Hugo
I
Nelle pieghe sinuose delle vecchie capitali,
dove tutto, anche l’orrore, si trasforma in incantamenti,
io osservo, obbedendo ai miei umori fatali,
esseri singolari, decrepiti e affascinanti.

Questi mostri sconnessi furono un tempo donne,
Eponina o Laide! Mostri spezzati, gobbi
o storti, amiamoli! sono ancora anime.
Sotto gonne bucate e sotto freddi tessuti

essi strisciano, flagellati dalle brezze inique,
tremando al fragore rotolante degli omnibus,
e stringendo sul fianco, come reliquie,
un piccolo sacco ricamato di fiori o di rebus;

trottano, del tutto simili a marionette;
si trascinano, come fanno gli animali feriti,
o danzano, senza voler danzare, povere campanelle
dove si appende un Demone senza pietà! Tutti rotti

come sono, hanno occhi penetranti come una trivella,
lucenti come quei buchi dove l’acqua dorme nella notte;
hanno gli occhi divini della bambina
che si stupisce e ride di tutto ciò che brilla.

Avete osservato che molte bare di vecchie
sono quasi piccole quanto quella di un bambino?
La Morte sapiente mette in queste bare simili
un simbolo di un gusto bizzarro e affascinante,

e quando intravedo un fantasma debole
attraversare il brulicante quadro di Parigi,
mi sembra sempre che questo essere fragile
se ne vada dolcemente verso una nuova culla;

a meno che, meditando sulla geometria,
io non cerchi, all’aspetto di questi arti discordi,
quante volte debba l’operaio variare
la forma della cassa dove si mettono tutti questi corpi.

Questi occhi sono pozzi fatti di un milione di lacrime,
crogioli che un metallo raffreddato ha cosparso di pagliuzze…
Questi occhi misteriosi hanno incanti invincibili
per colui che l’austera Sfortuna ha allattato!

II
Di Frascati defunta Vestale innamorata;
sacerdotessa di Talia, ahimè! di cui il suggeritore
sepolto conosce il nome; celebre svanita
che Tivoli un tempo ombreggiò nella sua fioritura,

tutte mi inebriano; ma tra questi esseri fragili
ce ne sono che, facendo del dolore un miele,
hanno detto alla Devozione che prestava loro le sue ali:
Ippogrifo potente, conducimi fino al cielo!

L’una, dalla sua patria esercitata alla sventura,
l’altra, che il marito caricò di dolori,
l’altra, dalla figlia Madonna trapassata,
tutte avrebbero potuto fare un fiume con le loro lacrime!

III
Ah! quante ne ho seguite, di queste piccole vecchie!
Una, tra le altre, nell’ora in cui il sole calante
insanguina il cielo di ferite vermiglie,
pensosa, si sedeva in disparte su una panchina,

per ascoltare uno di quei concerti, ricchi di ottoni,
che i soldati talvolta diffondono nei nostri giardini,
e che, in quelle sere d’oro in cui ci si sente rinascere,
versano un po’ di eroismo nel cuore dei cittadini.

Quella, ancora dritta, fiera e sentendo la disciplina,
aspirava avidamente quel canto vivo e guerriero;
il suo occhio talvolta si apriva come l’occhio di una vecchia aquila;
la sua fronte di marmo aveva l’aria fatta per l’alloro!

IV
Così voi camminate, stoiche e senza lamenti,
attraverso il caos delle città viventi,
madri dal cuore sanguinante, cortigiane o sante,
i cui nomi un tempo erano citati da tutti.

Voi che foste la grazia o che foste la gloria,
nessuno vi riconosce! un ubriacone incivile
vi insulta passando con un amore derisorio;
sui vostri talloni saltella un bambino vile e codardo.

Vergognose di esistere, ombre raggrinzite,
paurose, con la schiena bassa, costeggiate i muri;
e nessuno vi saluta, destini strani!
Rottami d’umanità maturi per l’eternità!

Ma io, io che da lontano teneramente vi sorveglio,
l’occhio inquieto, fisso sui vostri passi incerti,
come se fossi vostro padre, o meraviglia!
gusto a vostra insaputa piaceri clandestini:

vedo sbocciare le vostre passioni inesperte;
oscure o luminose, vivo i vostri giorni perduti;
il mio cuore moltiplicato gode di tutti i vostri vizi!
La mia anima risplende di tutte le vostre virtù!

Rovine! mia famiglia! o cervelli congeniti!
vi faccio ogni sera un solenne addio!
Dove sarete domani, Eve ottuagenarie,
su cui pesa l’artiglio spaventoso di Dio?

Spiegazione

Charles Pierre Baudelaire scrive Les petites vieilles nel 1857, all’interno della prima edizione de I fiori del male. È un periodo in cui il poeta osserva la città moderna con uno sguardo lucido e spesso impietoso, ma capace di cogliere la dignità nascosta nelle figure più marginali.

Le “vecchiette” della poesia non sono personaggi caricaturali, ma presenze che portano con sé un’intera storia di vita, fatta di ricordi, perdite e resistenza.

In Les petites vieilles, Charles Pierre Baudelaire descrive un gruppo di donne anziane che camminano per le strade di Parigi. Sono figure che la società tende a ignorare, ma che il poeta osserva con attenzione. Non le guarda con pietà, ma con una forma di rispetto che nasce dalla consapevolezza del tempo che hanno attraversato. È un atteggiamento simile a quello che si trova in La ginestra di Giacomo Leopardi, dove la fragilità umana diventa un segno di dignità.

Le vecchiette di Charles Pierre Baudelaire sembrano quasi personaggi usciti da un’altra epoca. Il poeta le immagina come regine decadute, come attrici che hanno lasciato il palcoscenico ma conservano ancora un’ombra della loro antica grazia. È un’immagine molto concreta: chiunque abbia visto una persona anziana che conserva un gesto elegante o un modo di camminare particolare può riconoscere ciò che il poeta vuole dire.

Quando parla dei loro “occhi brillanti”, Charles Pierre Baudelaire suggerisce che la vita non si spegne del tutto con l’età. È un’idea che ricorda la poesia A Silvia di Giacomo Leopardi, dove la giovinezza perduta continua a vivere nella memoria. Allo stesso modo, le vecchiette conservano una scintilla che appartiene al loro passato.

La poesia mostra anche come la città moderna possa essere un luogo difficile per chi è fragile. Le strade, il rumore, la folla diventano elementi che mettono alla prova queste donne. È un tema che ritorna in altre poesie di Charles Pierre Baudelaire, come A une passante, dove la città è un luogo di incontri improvvisi e di solitudini profonde.

Contesto Storico

Nel 1857 Parigi è una città in trasformazione. I lavori di rinnovamento voluti dal barone Georges-Eugène Haussmann stanno cambiando il volto urbano: strade più larghe, nuovi quartieri, demolizioni di intere zone popolari. In questo contesto, molte persone anziane si trovano spaesate, perché la città in cui hanno vissuto per decenni non esiste più.

Charles Pierre Baudelaire osserva questo cambiamento con attenzione. Le vecchiette della poesia rappresentano una Parigi che sta scomparendo, una città fatta di vicoli, botteghe e abitudini lente. Sono testimoni di un mondo che la modernità sta cancellando.

È un tema simile a quello affrontato da Victor Hugo in I miserabili, dove la trasformazione urbana diventa simbolo di una trasformazione sociale più ampia.

Analisi

La poesia è costruita come un ritratto in movimento. Le vecchiette camminano, si fermano, osservano, ricordano. Il poeta le segue con lo sguardo e cerca di immaginare la loro storia. È un procedimento che ricorda la tecnica narrativa di Honoré de Balzac, che spesso costruisce i suoi personaggi a partire da un dettaglio fisico o da un gesto.

Il contrasto tra passato e presente è centrale. Le vecchiette portano nel corpo i segni del tempo: rughe, passi incerti, abiti consumati. Ma portano anche una memoria che non si vede, fatta di amori, dolori, speranze. È un contrasto che si ritrova anche in Il sabato del villaggio di Giacomo Leopardi, dove la giovinezza e la vecchiaia sono messe a confronto per mostrare la fragilità dell’esistenza.

Un altro elemento importante è lo sguardo del poeta. Charles Pierre Baudelaire non giudica, non ironizza, non idealizza. Osserva. È uno sguardo che cerca di capire, non di spiegare. È lo stesso atteggiamento che si trova in Les aveugles, dove il poeta descrive un gruppo di ciechi con una combinazione di distanza e compassione.

Temi e Significati

Il tema principale è la dignità della fragilità. Le vecchiette non sono figure ridicole, ma simboli di una resistenza silenziosa. Hanno attraversato la vita e continuano a camminare, anche se il mondo intorno a loro è cambiato.

Un altro tema è la memoria. Ogni gesto, ogni sguardo, ogni passo sembra portare con sé un ricordo. È una memoria che non viene raccontata, ma che si intuisce. È un tema che ritorna spesso in Charles Pierre Baudelaire, per esempio in Le crépuscule du soir, dove la città al tramonto diventa un luogo di ricordi e di malinconia.

C’è poi il tema della solitudine. Le vecchiette camminano insieme, ma ognuna sembra chiusa nel proprio mondo. È una solitudine che non è tristezza, ma consapevolezza. È simile alla solitudine descritta da Umberto Saba in La capra, dove un semplice animale diventa simbolo di un dolore universale.

Forma Poetica

La poesia è composta in versi regolari, con rime che creano un ritmo lento e meditativo. È un ritmo che imita il passo delle vecchiette, un passo che non è più rapido ma che conserva una sua dignità.

Il linguaggio è ricco di immagini concrete: abiti, gesti, sguardi. Ogni immagine contribuisce a costruire un ritratto realistico, ma allo stesso tempo simbolico. È una tecnica che Charles Pierre Baudelaire usa spesso, come in Les petites fleurs, dove elementi quotidiani diventano simboli di stati d’animo profondi.

La scelta di descrivere le vecchiette come figure quasi regali, con un passato luminoso, crea un contrasto poetico molto forte. È un modo per dire che la bellezza non appartiene solo alla giovinezza, ma può sopravvivere nel tempo, trasformandosi.

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