Bénédiction

Charles Pierre Baudelaire, 1859

Testo

Lorsque, par un décret des puissances suprêmes,
Le Poète apparaît en ce monde ennuyé,
Sa mère épouvantée et pleine de blasphèmes
Crispe ses poings vers Dieu, qui la prend en pitié:

«Ah! que n’ai-je mis bas tout un noeud de vipères,
Plutôt que de nourrir cette dérision!
Maudite soit la nuit aux plaisirs éphémères
Où mon ventre a conçu mon expiation!

Puisque tu m’as choisie entre toutes les femmes
Pour être le dégoût de mon triste mari,
Et que je ne puis pas rejeter dans les flammes,
Comme un billet d’amour, ce monstre rabougri,

Je ferai rejaillir ta haine qui m’accable
Sur l’instrument maudit de tes méchancetés,
Et je tordrai si bien cet arbre misérable,
Qu’il ne pourra pousser ses boutons empestés!»

Elle ravale ainsi l’écume de sa haine,
Et, ne comprenant pas les desseins éternels,
Elle-même prépare au fond de la Géhenne
Les bûchers consacrés aux crimes maternels.

Pourtant, sous la tutelle invisible d’un Ange,
L’Enfant déshérité s’enivre de soleil
Et dans tout ce qu’il boit et dans tout ce qu’il mange
Retrouve l’ambroisie et le nectar vermeil.

II joue avec le vent, cause avec le nuage,
Et s’enivre en chantant du chemin de la croix;
Et l’Esprit qui le suit dans son pèlerinage
Pleure de le voir gai comme un oiseau des bois.

Tous ceux qu’il veut aimer l’observent avec crainte,
Ou bien, s’enhardissant de sa tranquillité,
Cherchent à qui saura lui tirer une plainte,
Et font sur lui l’essai de leur férocité.

Dans le pain et le vin destinés à sa bouche
Ils mêlent de la cendre avec d’impurs crachats;
Avec hypocrisie ils jettent ce qu’il touche,
Et s’accusent d’avoir mis leurs pieds dans ses pas.

Sa femme va criant sur les places publiques:
« Puisqu’il me trouve assez belle pour m’adorer,
Je ferai le métier des idoles antiques,
Et comme elles je veux me faire redorer;

Et je me soûlerai de nard, d’encens, de myrrhe,
De génuflexions, de viandes et de vins,
Pour savoir si je puis dans un coeur qui m’admire
Usurper en riant les hommages divins!

Et, quand je m’ennuierai de ces farces impies,
Je poserai sur lui ma frêle et forte main;
Et mes ongles, pareils aux ongles des harpies,
Sauront jusqu’à son coeur se frayer un chemin.

Comme un tout jeune oiseau qui tremble et qui palpite,
J’arracherai ce coeur tout rouge de son sein,
Et, pour rassasier ma bête favorite
Je le lui jetterai par terre avec dédain!»

Vers le Ciel, où son oeil voit un trône splendide,
Le Poète serein lève ses bras pieux
Et les vastes éclairs de son esprit lucide
Lui dérobent l’aspect des peuples furieux:

«Soyez béni, mon Dieu, qui donnez la souffrance
Comme un divin remède à nos impuretés
Et comme la meilleure et la plus pure essence
Qui prépare les forts aux saintes voluptés!

Je sais que vous gardez une place au Poète
Dans les rangs bienheureux des saintes Légions,
Et que vous l’invitez à l’éternelle fête
Des Trônes, des Vertus, des Dominations.

Je sais que la douleur est la noblesse unique
Où ne mordront jamais la terre et les enfers,
Et qu’il faut pour tresser ma couronne mystique
Imposer tous les temps et tous les univers.

Mais les bijoux perdus de l’antique Palmyre,
Les métaux inconnus, les perles de la mer,
Par votre main montés, ne pourraient pas suffire
A ce beau diadème éblouissant et clair;

Car il ne sera fait que de pure lumière,
Puisée au foyer saint des rayons primitifs,
Et dont les yeux mortels, dans leur splendeur entière,
Ne sont que des miroirs obscurcis et plaintifs!»

Traduzione (Letterale)

Benedizione

Quando, per un decreto delle potenze supreme,
il Poeta appare in questo mondo annoiato,
sua madre, spaventata e piena di bestemmie,
serra i pugni verso Dio, che la prende in pietà:

«Ah! perché non ho messo al mondo un intero nodo di vipere,
piuttosto che nutrire questa derisione!
Sia maledetta la notte dai piaceri effimeri
in cui il mio ventre ha concepito la mia espiazione!

Poiché tu mi hai scelta fra tutte le donne
per essere il disgusto del mio triste marito,
e poiché non posso gettare nelle fiamme,
come un biglietto d’amore, questo mostro rinsecchito,

farò ricadere il tuo odio che mi opprime
sullo strumento maledetto delle tue cattiverie,
e torcerò così bene quest’albero miserabile
che non potrà far crescere i suoi bocci pestilenziali!»

Così ella ingoia la schiuma del suo odio,
e, non comprendendo i disegni eterni,
lei stessa prepara, nel fondo della Geenna,
i roghi consacrati ai crimini materni.

Eppure, sotto la tutela invisibile di un Angelo,
il Bambino diseredato si inebria di sole
e in tutto ciò che beve e in tutto ciò che mangia
ritrova l’ambrosia e il nettare vermiglio.

Gioca con il vento, parla con la nuvola,
e si inebria cantando del cammino della croce;
e lo Spirito che lo segue nel suo pellegrinaggio
piange nel vederlo allegro come un uccello dei boschi.

Tutti quelli che egli vuole amare lo osservano con timore,
oppure, incoraggiati dalla sua tranquillità,
cercano chi saprà strappargli un lamento,
e fanno su di lui la prova della loro ferocia.

Nel pane e nel vino destinati alla sua bocca
mescolano cenere con sputi impuri;
con ipocrisia gettano ciò che egli tocca,
e si accusano d’aver messo i loro piedi nelle sue orme.

Sua moglie va gridando nelle piazze pubbliche:
«Poiché mi trova abbastanza bella da adorarmi,
farò il mestiere delle antiche idole,
e come loro voglio farmi ricoprire d’oro;

e mi ubriacherò di nardo, d’incenso, di mirra,
di genuflessioni, di carni e di vini,
per sapere se posso, in un cuore che mi ammira,
usurpare ridendo gli omaggi divini!

E, quando mi annoierò di queste farse empie,
poserò su di lui la mia mano fragile e forte;
e i miei artigli, simili agli artigli delle arpie,
sapranno aprirsi un cammino fino al suo cuore.

Come un uccellino giovane che trema e palpita,
strapperò quel cuore tutto rosso dal suo petto,
e, per saziare la mia bestia favorita,
lo getterò a terra con disprezzo!»

Verso il Cielo, dove il suo occhio vede un trono splendido,
il Poeta sereno leva le sue braccia pie,
e i vasti lampi del suo spirito lucido
gli nascondono l’aspetto dei popoli furiosi:

«Siate benedetto, mio Dio, che date la sofferenza
come un rimedio divino alle nostre impurità
e come la migliore e la più pura essenza
che prepara i forti alle sante voluttà!

So che conservate un posto al Poeta
nei ranghi beati delle sante Legioni,
e che lo invitate alla festa eterna
dei Troni, delle Virtù, delle Dominazioni.

So che il dolore è la nobiltà unica
che la terra e gli inferi non morderanno mai,
e che occorre, per intrecciare la mia corona mistica,
imporre tutti i tempi e tutti gli universi.

Ma i gioielli perduti dell’antica Palmira,
i metalli sconosciuti, le perle del mare,
montati dalla vostra mano, non potrebbero bastare
a questo bel diadema abbagliante e chiaro;

poiché esso sarà fatto solo di pura luce,
attinta al focolare santo dei raggi primitivi,
e di cui gli occhi mortali, nella loro intera splendore,
non sono che specchi oscurati e lamentosi!»

Spiegazione

La poesia fa parte della prima sezione de I fiori del male, un’opera che ha segnato in modo decisivo la poesia moderna. Bénédiction è uno dei testi più intensi della raccolta, scritto in un periodo in cui Charles Pierre Baudelaire stava definendo la sua visione del poeta come figura isolata, spesso fraintesa, ma capace di trasformare il dolore in bellezza.

Bénédiction racconta la nascita del poeta come un evento drammatico. La madre, invece di accoglierlo con gioia, lo rifiuta e lo maledice. È un’immagine molto forte, che serve a introdurre il tema centrale della poesia: il poeta come figura destinata alla sofferenza fin dal primo istante della sua vita.

Charles Pierre Baudelaire descrive la madre con un linguaggio duro, quasi biblico, come se fosse una figura che non comprende il disegno più grande che si sta compiendo. È un’immagine che ricorda, per intensità, la madre che rifiuta il figlio in La mia mamma di Giovanni Pascoli, anche se qui il tono è più violento e simbolico.

Il bambino cresce circondato da ostilità. Le persone che dovrebbe amare lo guardano con sospetto o con crudeltà. È un tema che ritorna spesso nella poesia moderna: il poeta come individuo che non trova un posto nella società. Un esempio simile si trova in Giacomo Leopardi, soprattutto in A se stesso, dove il poeta si sente estraneo al mondo che lo circonda.

Nella seconda parte della poesia, il poeta adulto si rivolge a Dio. Nonostante tutto ciò che ha subito, ringrazia la sofferenza perché la considera una via per raggiungere una forma più alta di purezza. È un’idea che ricorda la visione cristiana del dolore come strumento di elevazione, presente anche in Alessandro Manzoni, soprattutto nel personaggio di Fra Cristoforo nei Promessi sposi.

Contesto Storico

Bénédiction nasce in un periodo complesso della vita di Charles Pierre Baudelaire. Nel 1859 il poeta vive difficoltà economiche, problemi familiari e una crescente sensazione di isolamento.

La società borghese del tempo non comprende la sua visione artistica, e lui risponde con poesie che mettono al centro la solitudine, la sofferenza e la ricerca di una bellezza diversa da quella tradizionale.

Il contesto culturale è quello della Parigi di metà Ottocento, una città in trasformazione, dove convivono modernità e miseria.

È lo stesso ambiente che ritroviamo in altre poesie dei Fiori del male, come L’albatro, dove il poeta è paragonato a un grande uccello che vola alto ma che, una volta a terra, diventa goffo e deriso.

Analisi

La poesia è costruita come un percorso che va dalla maledizione alla benedizione. All’inizio domina la voce della madre, che rappresenta il rifiuto del mondo. Poi emerge la figura del poeta bambino, che trova conforto solo nella natura e nella presenza di un angelo. Infine, la voce del poeta adulto si rivolge a Dio con un tono solenne.

La struttura è tripartita e segue un movimento ascendente: dalla terra al cielo, dalla violenza alla luce. È un procedimento che ricorda la costruzione di molte poesie simboliste, dove il percorso interiore è rappresentato come un viaggio verticale.

Un elemento importante è il ruolo della sofferenza. Per Charles Pierre Baudelaire, il dolore non è solo un peso, ma una condizione necessaria per creare poesia. È un’idea che ritroviamo anche in Arthur Rimbaud, soprattutto in Una stagione all’inferno, dove la sofferenza diventa un mezzo per trasformare la percezione del mondo.

Temi e Significati

Il tema principale è la nascita del poeta come figura destinata alla solitudine. La madre che rifiuta il figlio rappresenta la società che non comprende l’artista. È un’immagine che ritorna spesso nella poesia moderna, come in L’infinito di Giacomo Leopardi, dove il poeta si rifugia nella contemplazione per sfuggire ai limiti del mondo.

Un altro tema centrale è la sofferenza come via di elevazione. Il poeta ringrazia Dio per il dolore, perché lo considera un mezzo per raggiungere una forma più alta di purezza. È un’idea che richiama la tradizione cristiana, ma reinterpretata in chiave simbolista.

La poesia affronta anche il tema della trasformazione. Il poeta, pur essendo nato in un ambiente ostile, riesce a trasformare il dolore in bellezza. È un processo simile a quello descritto in Il cinque maggio di Alessandro Manzoni, dove la figura di Napoleone Bonaparte diventa occasione per riflettere sulla grandezza e sulla fragilità dell’uomo.

Forma Poetica

La poesia è composta in versi alessandrini francesi, un metro tipico della tradizione classica. Il ritmo è solenne e regolare, adatto al tono elevato del testo. La struttura è ampia e articolata, con periodi lunghi e un uso frequente di immagini simboliche.

Le metafore sono centrali. La madre è descritta come una figura quasi mitologica, il poeta bambino come un essere luminoso, e la sofferenza come una sostanza purificatrice.

È un linguaggio che anticipa molte caratteristiche del simbolismo, movimento di cui Charles Pierre Baudelaire è considerato uno dei precursori.

La poesia alterna momenti narrativi a passaggi meditativi, creando un equilibrio tra racconto e riflessione. È un procedimento che ritroviamo anche in altre poesie dei Fiori del male, come L’albatro, dove la narrazione iniziale si trasforma in una riflessione sul ruolo del poeta.

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