Charles Pierre Baudelaire, 1855
Testo
La sottise, l’erreur, le péché, la lésine, Occupent nos esprits et travaillent nos corps, Et nous alimentons nos aimables remords, Comme les mendiants nourrissent leur vermine.
Nos péchés sont têtus, nos repentirs sont lâches ; Nous nous faisons payer grassement nos aveux, Et nous rentrons gaiement dans le chemin bourbeux, Croyant par de vils pleurs laver toutes nos taches.
Sur l’oreiller du mal c’est Satan Trismégiste Qui berce longuement notre esprit enchanté, Et le riche métal de notre volonté Est tout vaporisé par ce savant chimiste.
C’est le Diable qui tient les fils qui nous remuent ! Aux objets répugnants nous trouvons des appas ; Chaque jour vers l’Enfer nous descendons d’un pas, Sans horreur, à travers des ténèbres qui puent.
Ainsi qu’un débauché pauvre qui baise et mange Le sein martyrisé d’une antique catin, Nous volons au passage un plaisir clandestin Que nous pressons bien fort comme une vieille orange.
Serré, fourmillant, comme un million d’helminthes, Dans nos cerveaux ribote un peuple de Démons, Et, quand nous respirons, la Mort dans nos poumons Descend, fleuve invisible, avec de sourdes plaintes.
Si le viol, le poison, le poignard, l’incendie, N’ont pas encor brodé de leurs plaisants dessins Le canevas banal de nos piteux destins, C’est que notre âme, hélas ! n’est pas assez hardie.
Mais parmi les chacals, les panthères, les lices, Les singes, les scorpions, les vautours, les serpents, Les monstres glapissants, hurlants, grognants, rampants, Dans la ménagerie infâme de nos vices,
Il en est un plus laid, plus méchant, plus immonde! Quoiqu’il ne pousse ni grands gestes ni grands cris, Il ferait volontiers de la terre un débris Et dans un bâillement avalerait le monde;
C’est l’Ennui ! L’oeil chargé d’un pleur involontaire, Il rêve d’échafauds en fumant son houka. Tu le connais, lecteur, ce monstre délicat, Hypocrite lecteur, mon semblable, mon frère!
Traduzione
Al Lettore
La stupidità, l’errore, il peccato, l’avarizia
occupano i nostri spiriti e lavorano i nostri corpi,
e noi alimentiamo i nostri amabili rimorsi
come i mendicanti nutrono la loro vermina.
I nostri peccati sono ostinati, i nostri pentimenti sono codardi;
ci facciamo pagare lautamente le nostre confessioni,
e ritorniamo allegramente nel cammino fangoso,
credendo con vili lacrime di lavare tutte le nostre macchie.
Sul cuscino del male è Satana Trismegisto
che culla a lungo il nostro spirito incantato,
e il ricco metallo della nostra volontà
è completamente vaporizzato da questo sapiente chimico.
È il Diavolo che tiene i fili che ci muovono.
Agli oggetti ripugnanti troviamo attrattive;
ogni giorno verso l’Inferno scendiamo di un passo,
senza orrore, attraverso tenebre che puzzano.
Come un libertino povero che bacia e mangia
il seno martoriato di un’antica prostituta,
noi rubiamo al passaggio un piacere clandestino
che spremiamo forte come una vecchia arancia.
Stretto, brulicante, come un milione di vermi,
nei nostri cervelli ribolle un popolo di Demoni,
e, quando respiriamo, la Morte nei nostri polmoni
discende, fiume invisibile, con sorde lamentele.
Se lo stupro, il veleno, il pugnale, l’incendio
non hanno ancora ricamato con i loro piacevoli disegni
la tela banale dei nostri pietosi destini,
è perché la nostra anima, ahimè, non è abbastanza ardita.
Ma fra gli sciacalli, le pantere, le cagne,
le scimmie, gli scorpioni, gli avvoltoi, i serpenti,
i mostri stridenti, urlanti, ringhianti, striscianti,
nella menageria infame dei nostri vizi,
ce n’è uno più brutto, più cattivo, più immondo.
Sebbene non faccia grandi gesti né grandi grida,
farebbe volentieri della terra un detrito
e in uno sbadiglio inghiottirebbe il mondo.
È la Noia. L’occhio carico di una lacrima involontaria,
sogna patiboli fumando il suo narghilè.
Tu lo conosci, lettore, questo mostro delicato,
ipocrita lettore, mio simile, mio fratello.
Spiegazione
Charles Pierre Baudelaire scrive Au Lecteur nel 1855 e lo pubblica nel 1857 come poesia di apertura della raccolta Les Fleurs du mal. È un testo programmatico, cioè una dichiarazione d’intenti che introduce il lettore al mondo morale, psicologico e simbolico dell’intera opera.
Inizia con un tono diretto e severo, rivolgendosi a chi legge come a un compagno di viaggio, ma anche come a un complice nelle debolezze umane.
Au Lecteur è una poesia che parla direttamente al lettore e lo coinvolge in un discorso morale molto severo. Charles Pierre Baudelaire descrive una condizione umana dominata da errori, peccati, debolezze e rimorsi.
L’immagine dei mendicanti che nutrono i loro parassiti serve a spiegare come gli esseri umani alimentino i propri sensi di colpa senza mai liberarsene davvero. Il termine “lésine” significa avarizia, cioè una forma di chiusura e di egoismo che consuma lentamente.
Il poeta introduce la figura di Satana Trismégiste, un riferimento che unisce la tradizione cristiana a quella esoterica. “Trismégiste” significa “tre volte grandissimo”, un titolo attribuito a Ermete Trismegisto, simbolo di conoscenza occulta.
Qui rappresenta la forza che culla e indebolisce la volontà umana, come un alchimista capace di trasformare la volontà in fumo.
La poesia procede con immagini forti, come la discesa quotidiana verso l’Inferno o il paragone con un uomo che cerca piaceri degradati. Sono immagini volutamente dure, che servono a mostrare quanto l’essere umano sia attratto da ciò che lo danneggia.
È un tema che ritorna anche in altre poesie della raccolta, come Le vin des chiffonniers di Charles Pierre Baudelaire, dove il vino diventa un mezzo per fuggire dalla realtà.
Il punto centrale arriva alla fine, quando il poeta identifica il peggiore dei vizi: l’“Ennui”, cioè la Noia. Non è una semplice mancanza di attività, ma una condizione esistenziale che svuota la vita di senso. È un mostro silenzioso, capace di inghiottire il mondo senza fare rumore.
Il verso finale, “Hypocrite lecteur, mon semblable, mon frère”, crea un legame diretto tra poeta e lettore, come accade in A se stesso di Giacomo Leopardi, dove il poeta parla alla propria interiorità come a un interlocutore reale.
Contesto Storico
Nel 1857, anno di pubblicazione di Les Fleurs du mal, la società francese vive un periodo di forte moralismo. La poesia moderna sta cambiando e molti autori iniziano a esplorare temi considerati scomodi, come la colpa, il desiderio, la malattia e la noia.
Charles Pierre Baudelaire si colloca al centro di questa trasformazione. Au Lecteur apre la raccolta come una sorta di manifesto, dichiarando che la poesia non deve nascondere la verità dell’animo umano.
La censura colpisce la raccolta poco dopo la pubblicazione, accusandola di immoralità. Sei poesie vengono proibite. Questo clima culturale spiega la durezza del tono e la scelta di immagini forti.
È un atteggiamento simile a quello che, in Italia, si ritrova in La ginestra di Giacomo Leopardi, dove la poesia diventa un modo per denunciare le illusioni della società.
Analisi
La poesia è costruita come un discorso diretto al lettore. Il “noi” iniziale include sia il poeta sia chi legge, creando un legame immediato.
Le immagini sono volutamente concrete e spesso sgradevoli, perché devono scuotere. Il paragone con l’alchimista, con il debosciato, con gli animali feroci, serve a mostrare la varietà dei vizi umani.
Il tema della Noia è centrale. Non è un’emozione passeggera, ma una condizione profonda che svuota la volontà e rende l’uomo incapace di agire. È un tema che ritorna anche in altre opere, come Spleen di Charles Pierre Baudelaire, dove la pesantezza dell’esistenza diventa quasi fisica.
Temi e Significati
Il tema principale è la fragilità morale dell’essere umano. La poesia parla di peccato, rimorso, debolezza, tentazione e noia. La Noia è il vizio più pericoloso perché non si manifesta con gesti evidenti, ma con un lento svuotamento interiore.
Il lettore è chiamato a riconoscere questa condizione, non per giudicarsi, ma per prendere coscienza della propria natura.
Il rapporto tra bene e male è complesso. Il male non è solo un atto, ma una condizione che accompagna la vita quotidiana. È un’idea che si ritrova anche in Il male di vivere di Eugenio Montale, dove il male è una presenza costante e inevitabile.
Forma Poetica
La poesia è composta da dodici quartine di alessandrini francesi, il verso classico di dodici sillabe. Il ritmo è solenne e regolare, adatto a un discorso morale.
Le rime sono organizzate in modo da creare un andamento fluido, senza interruzioni brusche. Le immagini sono distribuite con equilibrio, alternando descrizioni concrete e riflessioni astratte.
La struttura complessiva ricorda un sermone laico, ma con la forza immaginativa tipica di Charles Pierre Baudelaire.
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